Benedetta Sala

Buonasera!
Oggi vi presento Benedetta Sala e le sue meravigliose illustrazioni.

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✔️ Le domando subito quando è nata la sua passione.
Racconta che disegna da quando è bambina: alle volte sua mamma le faceva dei regali, portandole a casa matite colorate e fogli; cercando in parte di tenerla impegnata, e così capitava, perché anche se aveva altri giocattoli, disegnare veniva sempre prima di tutto il resto.
Ma è cambiato tutto durante una vacanza a Lione: stava passeggiando per la città vide un libro illustrato in una vetrina.

“Lo ricordo come un colpo di fulmine, tanto da essere entrata in quella libreria, per acquistarlo, nonostante fosse scritto in francese”.

In quel momento ha iniziato a fantasticare, ipotizzando come sarebbe potuto essere trasformare la sua passione in un lavoro vero e proprio.
Racconta che in quel periodo studiata Design al Politecnico, ma mai aveva pensato di poter fare l’illustratrice.

✔️ Le chiedo di raccontarci un po’ cosa “realizza”.
“Il mio lavoro prevede che io disegni, trasformando idee e pensieri in immagini, sia che si tratti di albi autoriali, magazine o narrativa scolastica”.
Quando un editore le assegna un nuovo testo, il suo compito consiste nel date un’interpretazione visiva alle parole dell’autore, realizzando illustrazioni che andranno a completare l’albo illustrato.
Ma racconta che ama anche disegnare per se, “cosa che mi offre la possibilità di integrare le mie passioni per il design e per la cartoleria”.
Infatti quando ne ha la possibilità realizza quaderni, segnalibri, biglietti d’auguri, e calendari, che propone in occasione dei market o ai festival d’illustrazioni.

✔️ Allora le domando se c’è qualcosa a cui si ispira, o qualcosa che l’aiuta a trovare ispirazione.
Racconta che l’ispirazione non è mai automatica: ci sono giorni in cui disegna in maniera continuativa, come altri in cui sembra che non abbia mai preso in mano una matita.

“Inizialmente mi destabilizzava questa mancanza di continuità, col tempo però ho imparato ad accettarla”.

Quando ha bisogno di ricaricarsi, cerca di riempirsi gli occhi di cose belle, sfruttando la fotografia. “Le foto sono una grande fonte di ispirazione per me; ho interi album pieni di dettagli, di texture, di abbinamenti di colori in cui mi sono imbattuta, mentre magari stavo facendo tutt’altro”.
E ultimamente ha trovato anche ispirazione dai profumi, che le fan venire alla mente immagini nitide, legate a dei ricordi che pensava di aver rimosso.

✔️ Non mi resta che chiederle dove possiamo trovare le sue creazioni.
“Quando disegno, sono quasi sempre da sola, nel mio studio, per questo i momenti di incontro con gli altri sono così importanti: ti permettono di avere un riscontro diretto, di capire se effettivamente quello che stai facendo abbia un senso e di immagazzinare nuovi spunti”.
Per questo motivo partecipa volentieri ai market, festival di illustrazioni, firmacopie o laboratori di bambini.
Soprattutto i laboratori, racconta, sono arricchenti: i bambini sono schietti e diretti, quando si annoiano è evidente, e se non gli piace quel che proponi, lo si capisce senza riserve.

“Per questo quando vedo che partecipano attivamente, usando gli strumenti che metto a loro disposizione, mi sento stimolata a proseguire in questo percorso”.

✔️ Ed ecco i suoi contatti, per curiosare tra le sue illustrazioni, ma anche per sapere dei prossimi market e laboratori.
– sito:                   www.benedettasala.com
– Instagram:        _benedettasala
– Facebook:        benedettasalaillustrator

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I Mudra

{Donne e B e n e s s e r e}
Articolo scritto da Giulia Di Leo

Lo Yoga a portata di mano, con i MUDRA

Mudra è una parola sanscrita che significa segno, sigillo o anche GESTO.
Potresti aver già usato dei mudra nelle tue lezioni di Yoga o magari conosci uno di questi gesti perché li hai notati in qualsiasi immagine del Buddha… spesso raffigurato con le mani o le dita in posizioni “particolari”.

mudra

A livello superficiale un mudra è spesso indicato come un gesto della mano. Tuttavia i mudra hanno un significato spirituale più profondo. I mudra infatti sono gesti sacri della mano che sono stati usati per migliaia di anni in molte tradizioni diverse come un modo per approfondire la propria pratica meditativa e risvegliare il potere del Divino. Oggi, i mudra continuano ad essere uno strumento importante per liberare energia e indirizzarla verso aree del corpo che necessitano di guarigione.

Ogni mudra ha un significato ed uno scopo particolare perché ogni mudra muove l’energia in un modo specifico in tutto il corpo creando sottili cambiamenti fisici, mentali ed emotivi. Questi gesti infatti sono utilizzati nella pratica dello Yoga e della meditazione anche per evocare un particolare stato d’animo.

Lo yoga, così come il buddismo e altre tradizioni spirituali, insegna che tutta la realtà è composta da cinque elementi: terra, aria, fuoco, acqua e spazio (o etere). Come già detto negli articoli in cui parlavamo di costituzione ayurvedica, questi elementi sono presenti anche nel nostro essere e i mudra sono uno strumento prezioso per creare armonia tra i nostri elementi interni.

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Secondo l’Ayurveda, infatti, ogni dito delle mani si collega e bilancia un diverso elemento. Quindi, quando assumi un mudra, i tuoi polpastrelli creano un circuito energetico che collega e stimola contemporaneamente questi elementi.
Il pollice corrisponde al fuoco, l’indice all’aria, il medio all’etere, l’anulare alla terra e il mignolo all’acqua.  Quindi ad esempio quando l’indice tocca il pollice, si migliora il movimento del respiro in tutto il corpo; la connessione anulare – pollice porta un senso di stabilità; e infine, il mignolo che si unisce al pollice può migliorare la circolazione.

Infine c’è da sottolineare che nei nostri polpastrelli sono presenti dei chakra minori e quindi attraverso i mudra riusciamo ad attivarli e stimolarli, favorendo il benessere del corpo fisico e del corpo energetico.

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Cosa ne pensate? Vi affascinano questi strumenti così semplici ma potenti? In caso affermativo nel prossimo articolo posso spiegarvi il significato di alcuni mudra che possono esserci utili nella vita di tutti i giorni, come il mudra per superare l’emozione della paura o il mudra per incrementare la nostra volontà.

🔺Che ne dite?

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Morte di un Liutaio di Flavia Vighini

{Donne e L i b r i}
Recensione di Alessia Finco
Del libro ‛Morte di un liutano” di Flavia Vighini

mortediunliutaio
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Cari lettori,
Nonostante un estate “caliente” eccomi nuovamente pronta a parlavi di libri!
Nel mese di Agosto voglio proporvi la lettura del primo romanzo di Flavia Vighini intitolato: “Morte di un liutaio” ed edito dalla “Bookabook”.
Per immergerci completamente nel personaggio di Giuseppe Rocca dobbiamo tornare indietro nel tempo e pensare a com’era divisa geograficamente e politicamente l’Italia nei primi dell’800.

Ancora non esistevano le regioni, la penisola era divisa in regni che bramavano segretamente la voglia di unirsi.
Si tribolava la fame, le condizioni igienico sanitari praticamente inesistenti, con le strade prese d’assalto dagli accattoni.
Il colera si espandeva a macchia d’olio e sopravvivere era un lusso concesso a pochi.

Ma non c’era solo il colera contro cui combattere, esistevano anche il tifo, la tisi, e le morti da parto.
E proprio con una morte da parto inizia la storia di Giuseppe.
Sua moglie Anna e il bambino non ce la fanno e così ritrovandosi in compagnia della figlia Teresina decide di abbandonare la città di Alba sperando in un futuro migliore a Torino.
I padri di allora non erano di certo come quelli del giorno d’ oggi, pronti e disponibili a cambiare pannolini e preparare biberon!

Io credo (parlo per me) che il destino vada sempre aiutato rispettando determinati valori altrimenti il “karma” prima o poi finirà con il punirci.
Infatti, da quella infausta scelta, la vita di Rocca verrà travolta in una spirale di eventi negativi che lo spingeranno verso baratro.
Se dal punto di vista lavorativo sembrerebbe essere un uomo risoluto e tutto d’un pezzo, nel ruolo di marito si dimostra indolente e permissivo.
Forse, l’unica donna in grado di aiutarlo potrebbe essere quella figlia Teresina abbandonata e mai dimentica.

Da lettrice donna ho trovato il personaggio di Giuseppe forte ma allo stesso tempo debole.
Giuseppe abbandona la figlia, senza però fare mai nulla di concreto per tornare da lei, la piange battendosi nel petto dei “mea culpa”, quando in realtà servirebbero azioni più che lacrime!
Un uomo fragile, che pur di non affrontare il dolore finisce sempre con il nascondersi dietro a qualche scusa.

Ovviamente, questo è il personaggio nato dalla fantasia della Vighini, che attraverso una narrazione veloce e asciutta è riuscita a costruire un protagonista bello e allo stesso tempo dannato.
I miei complimenti a Flavia, il suo è da considerarsi un esordio letterario in grande stile e come altri autori la voglio spronare a non abbandonare l’arte della scrittura.

E voi cari lettori, avete mai permesso all’ambizione lavorativa di distruggere i vostri rapporti affettivi?
Ora vi saluto, sperando di aver stuzzicato la vostra curiosità.

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