Miadjoe

Buongiorno!!!!
Oggi vi presento Silvia Lotti, e il suo brand Miadjoe.
Ci siamo conosciute di persona quest’estate durante un Festival, e incontrate qualche mesto fa a Reggio Emilia, ma la seguo da tempo sui social, e inutile dirvi che ho acquistato dei suoi “prodotti”, che super volentieri se vorrete vi mostrerò, ma per ora vi lascio alle sue parole.

miadjoe


✔️ Parto subito chiedendole quando è nata la sua passione per i tessuti, e per l’Africa.
Racconta che è iniziata negli anni del liceo, quando ha iniziato a frequentare la bottega del commercio equo solidale della sua città, e solo più tardi si è resa conto che è “stato proprio lo “stare” tra quelle mura che mi ha portato a osservare a lungo prodotti di artigianato da tutto il mondo e a capire come gli oggetti possono raccontare tanto di un luogo e di una cultura”.
Ha poi avuto la possibilità di fare viaggi in giro per il mondo, e girando per i mercati ha scoperto quanto artigianato tradizionale esista, “con le sue specificità ma anche con delle continuità tra un luogo e un’altro, come ad esempio i motivi geometrici, come se fossero delle radici comuni dell’essere umano”.
La tessitura è un’attività umana diffusa da sempre e in tutte le cultura, “per cui è intrinseca in noi”.

Arrivata la pandemia, e quindi l’impossibilità di andare all’estero, ha concentrato lo sguardo sulla Sardegna, “forse l’unico territorio in Italia che ha mantenuto una tradizione artigianale così ampia e profonda, rendendola allo stesso tempo contemporanea”.
Ha scoperto l’arte della tessitura, che l’ha subito conquistata.
Prima del lockdown era riuscita a fare il suo primo viaggio in Ghana, (in generale in Africa), e con il rallentare delle attività ha iniziato a studiare, leggere, e anche collegare quel che aveva imparato in Sardegna e in Africa.

“L’approccio con l’Africa è stato casuale, scegliendo un viaggio turistico di gruppo che aveva ancora posti liberi. In quell’occasione ho scoperto dell’enormità e della varietà del continente, della quantità di aspetti che non conosciamo e delle distorsioni con cui la vediamo dall’Europa…a partire dall’eredità coloniale”.

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✔️ Le domando quando ha deciso di dar vita a Miadjoe, ma anche la scelta del nome.
Nel 2022, ha incontrato il suo socio Henry Tronou, sarto togolese, durante il viaggio tra Ghana e Togo, che aveva organizzato per conoscere meglio l’artigianato tradizionale di quelle zone.
“Abbiamo capito che eravamo sulla stessa lunghezza d’onda e per due anni, a distanza, abbiamo iniziato a immaginare come poter collaborare”.
Finche nel 2024 è tornata in Togo per costruire la filiera del prodotto insieme a lui.
Il nome lo hanno scelto insieme, ispirandosi ad un ristorante poco fuori Lomè.

“Henry mi ha spiegato che la parola “miadjoe”, in lingua ewe (principale lingua locale parlata in Togo), significa “andiamo!” a mo’ di esortazione”.

E pensò fosse perfetto, e ha così scartato tutte le altre possibilità a cui stava pensando.
““Miadjoe” racchiude l’invito a essere aperti verso il mondo e a mettere in discussione il proprio punto di vista”.

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✔️ Le chiedo come sono realizzati gli accessori.
“Ci tengo a specificare che senza Henry, Miadjoe non potrebbe esistere”.
Lui si occupa operativamente di tutta la filiera produttiva, sia per i contatti con le tessitrici, sia per la confezione diretta dei prodotti.
Poi quando i prodotti arrivano in Italia, “entro in gioco io e mi occupo della promozione e della distribuzione”.

“Il fulcro del nostro progetto è la valorizzazione dei tessuti tradizionali dell’Africa occidentale, per ora siamo partiti con il “kente ghanese” e il “lokpo togolese” (ma ce ne sarebbero tantissimi altri!)”.

Racconta che i tessuti che utilizzano, sono lavorati a mano a telaio, e hanno stretto contatto con due centri di tessitura: il primo, tutto al femminile, con sede a Kara (nord Togo) e il secondo ad Agotime Kpetoe (Volta Region, Ghana).

“Il nostro vuole essere un modo per andare oltre “il solito wax”, che ormai si sta diffondendo anche in Europa, ma che non è un prodotto originario dell’Africa, sebbene si pensi il contrario”.

Racconta che per loro è fondamentale che tutta la filiera produttiva avvenga in loco, per poter aver così un impatto maggiore per le persone e per il territorio.
“I principi del commercio equo e solidale sono sempre ben saldi nella nostra visione (opportunità per produttori svantaggiati, pratiche commerciali eque, filiera trasparente e responsabile,…)”.

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✔️ E dopo aver parlato dei tessuti e del lavoro che c’è dietro ad ogni prodotto, ma soprattutto a questo progetto, non posso che chiederle di raccontarci quel che realizzano.
Realizzano accessori tessili, sia per la persona che per la casa: da borse, astucci grandi e piccoli, scrunchies per capelli, federe per cuscini e runner per la tavola.
Ogni articolo è un pezzo unico: unicità che è anche data dalla fodera interna, realizzata in wax stampato, che Henry ricava dalle rimanenze delle lavorazioni su misura per i suoi clienti.

“Teniamo molto alla sostenibilità e vogliamo ridurre al minimo gli sprechi. È bellissimo ogni volta scoprire quale stampa ha inserito all’interno!”.

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✔️ Quindi non mi resta che chiederle dove possiamo trovare le sue creazioni.
In primis sui social (sotto vi riporto il suo contatto), dove è sempre reperibile e disponibile per le le spedizioni.
Dai social poi è anche possibile scoprire le collaborazioni che attiva con negozi di tutta Italia, e a seconda della stagione, è possibile trovarla anche a qualche Market nel Nord Italia, soprattutto in Emilia Romagna, ma ogni tanto sconfina anche in Lombardia e Veneto.

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→ Ma ecco i suoi riferimenti:
Ig miadjoe_westafricaitalia
Email miadjoe.westafricaitalia@gmail.com

Esagerata

Oggi vi presento un progetto realizzato da Michela Zeppetella, perché come racconta spesso, vorrei dar vita ad altre condivisioni sul blog, e quindi eccoci qua!
Con Michela ci conosciamo virtualmente da qualche anno, perché facciamo parte della stessa community di fotografia, e finalmente a settembre, quando sono stata a Roma, ci siam conosciute di persona, ed è stato un piacere.

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Ma ora vi presento il suo progetto: ESAGERATA, in cui Michela, attraverso le immagini, “racconta” della Vulvodinia, malattia invisibile, poco conosciuta, ma che può essere debilitante.
Non potete perdere l’articolo che ha pubblicato sul suo sito, in cui racconta delle immagini, della scelta, del significato, per capire appieno questo progetto meraviglioso, e anche “cosa sia” la Vulvodinia:

E se avete qualche domanda da farle, qualche condivisione, qualche esperienza da raccontare, come potete condividerlo qui sotto nel post, se avete piacere, potete anche scrivere direttamente a lei: @michela_zeppetella 📸

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La vulvodinia non è rara, non è nella tua testa e non passa con “un po’ di relax”.
Colpisce oltre il 16% della popolazione assegnata femmina alla nascita e non risparmia nessuna fase della vita.
Ma per essere riconosciuta dal SSN…serve ancora una maratona a ostacoli (con le mutande comode, ovviamente).

…queste parole sono un piccolo assaggio dell’articolo di Michela.

La Maison G Vintage

Buonasera!
Oggi vi presento Giorgia, e il suo meraviglioso negozio “LaMaisonG Vintage”.
Negozio stupendo, scoperto davvero per caso qualche settimana fa, una domenica mattina gironzolando per i vicoli di Reggio Emilia, ed inutile dirvi che son tornata a casa con il mio piccolo bottino.


✔️ Parto chiedendole quando è nata la sua passione per il Vintage.
Racconta che ha dato i suoi primi segni di passione per il mondo del Vintage, intorno ai 16 anni, quando venivano chiamate “le cose vecchie”.

“Incubo della mia famiglia, mi alzavo prima dal pranzo dai nonni per aprire il cassetto delle foto di famiglia e commuovermi davanti alle foto delle mie zie gemelle vestite splendidamente uguali davanti ai faraglioni di Capri senza turisti nel 72 o andare a ravanare nella stanza degli armadi dove ancora si trovavano tante cose appartenute a nonne zie bisnonne”.

Ogni scoperta era un tesoro, e ai tempi a Reggio Emilia non c’erano ancora negozi di vintage, e l’unico modo per procurarsi queste cose, era cercarle nei bauli dimenticati in solaio.

“Epoche stili taglie diverse, intuizioni e avanguardie tutto mescolato insieme: questo più o meno il mio approccio al vintage nei tardi 90s”.

lamaisongvintage


✔️ Le chiedo quando è nata l’idea di aprire un negozio.
Racconta di aver fatto diversi lavori, tutti nel campo del fashion e della creatività: il primo stage a disegnare grafiche per magliette e poi a gestire l’archivio storico vintage di una piccola agenzia di Bologna; poi grafica e illustratrice in agenzie di comunicazione della città.

“Ma lavorare in ufficio che noia! Apro partita iva e mi metto in proprio come grafica, almeno lavorando da casa ho una vista migliore 🙂 Qualche lavoro come stylist e l’opportunità un’esperienza come costumista e scenografa per un lungometraggio ambientato negli anni 80”.

Dopo anni di ricerche, accumuli, compulsioni personali e lavorative cominciava a possedere un archivio abbastanza importante, e così “mi sono detta:perché non iniziare a vendere qualcosa?”.
Ha iniziato prima con i mercatini, e poi ha aperto il suo negozio in centro a Reggio Emilia a settembre del 2013.

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✔️ Le chiedo dove “scova” quel che possiamo trovare in negozio.
All’inizio era facile trovare pezzi vintage a prezzi invitanti, nei mercatini di piccoli paesini, in giro per la provincia, gite domenicali che univano l’utile al dilettevole.
Ora è diventato quasi impossibile, perché anche i piccoli mercati del riuso, sono presi d’assalto, e nella confusione si possono solo trovare “solo se ti va bene un maglioncino che sembra 70s poi spunta l’etichetta Zara”.

“Non posso svelarvi dove scovo tutte le mie chicche ma per fortuna si riescono a trovare ancora anziane signore, che nella vita hanno accumulato tante cose e a volte riesco a convincerle a condividere coi noi qualcosa delle loro collezioni…posso garantirvi che se avete un negozio vintage vi arriverà puntualmente e quasi come per magia la “soffiata” giusta!”.

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✔️ Ma le domando anche se tra tutte le meraviglie che ha in negozio, ha preferenza per qualche capo, accessorio.
La sua passione da sempre è per le scarpe vintage.

“Tutte le mie amiche mi prendono in giro perché sanno che non posso affrontare una camminata di più di 10 minuti perché porto solo scarpe improbabili e dal 37 al 40, se mi piacciono cerco di farmi andare bene il numero. Ecco perché mi vedete sempre in bici”.

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✔️ Ma oltre che in negozio, possiamo anche acquistare on line?
Il negozio si trova a Reggio Emilia, nel centro storico, Via Dei Gobbi 1/a.
Ma è possibile acquistare anche on line sul sito:
www.lamaisongvintage.com

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Ma anche scrivendole in DM su Instagram, “che rimane sempre il vostro preferito perché in mezzo allo shopping, ci mettiamo anche tante belle chiacchiere!”.
Ma è possibile anche trovarla in qualche mercatino, che segnala tutti nella sua pagina Instagram: è possibile comunque trovarla in qualche edizione di @VintagePride, @RondineMarket tra Reggio, Modena e Bologna.

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→ Concludo l’intervista chiedendole la scelta del nome: La Maison G. Se ha per lei un significato, o si e fatta ispirare al Vintage.
Racconta che prima di avere il negozio, le piaceva organizzare mercatini a casa sua, che aveva ribattezzato “LaMaisonGattaglio”, dal nome del suo quartiere.

“Da lì avevo brandizzato qualsiasi cosa col logo LaMaisonG e il nome è rimasto quello, perché ormai mi ci ero affezionata”.

“Di solito mi chiedono se il nome è francese e se io sono Parigina…
Ah! E una volta una cliente mi ha chiesto se si leggesse Lamai Song e se io fossi invece di origine asiatica. Adorabile, no?”.

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