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APPUNTI PER ME STESSA di Emilie Pine

Oggi inizierà la nostra rubrica “Donne e Libri”, dove troveremo ogni mese una recensione di un libro scritta da Alessia Finco.
Vi lascio alle sue parole.

Emiliepine

RECENSIONE: romanzo «APPUNTI PER ME STESSA» di EMILIE PINE
A cura di Alessia Finco.

Salve a voi belle donne che seguite il blog WOMAN AND THE CITY!
Mi chiamo Alessia ho quarantadue anni e da quattro sto seguendo il mio sogno: quello di poter pubblicare (chissà mai) un romanzo con una casa editrice importante.
Nel frattempo ci sto lavorando duramente (giorno e notte), leggendo e scrivendo in ogni ritaglio di tempo libero, tempo che sa essere assai tiranno.
Grazie a una amicizia in comune ho avuto il piacere di conoscere alcuni mesi fa la mitica e poliedrica Roberta Ciapparelli, che con messaggio inaspettato mi ha affidato il difficile compito di selezionare mensilmente un libro che possa rispecchiare l’animo spiccatamente femminile del gruppo.
Mi impegnerò quindi a proporvi libri che possano esserci d’aiuto, che ci inducano alla riflessione, e che riescano in qualche modo a farci sentire meno sole. Insomma, storie nelle quali sia facile rispecchiarsi.

«Appunti per me stessa» mi è piaciuto immediatamente! Quel «per me stessa» ha allertato i miei sensi. Io, infatti, credo fortemente che chi non è grado di amarsi non sarà mai in grado di amare davvero qualcuno! E ne ho le prove!
Chi si ama a metà o con poca autostima rischia di generare rapporti malati che difficilmente si concluderanno in maniera positiva. Ovviamente, noi siamo esseri umani con pregi e difetti, ed è proprio da questo che dovremmo partire, da un semplice processo di auto – accettazione.
Emilie l’autrice del libro, è una donna come noi, che ci racconta senza troppi peli sulla lingua del suo pesante bagaglio composto principalmente da dolore e sofferenza.
I problemi cominciano durante l’infanzia, dopo che i suoi genitori decidono di separarsi e lei si ritrova a vivere sola insieme alla madre e la sorellina appena nata.

Negli «appunti sull’intemperanza» parla apertamente dell’alcoolismo del padre, Emile confessa: è molto difficile voler bene a qualcuno che soffre di una dipendenza. È come andare a sbattere contro un muro, non soltanto con la testa ma con tutta te stessa. Ti indurisce il cuore.
«Gli anni del concepimento» sono gli anni in cui Emilie dopo una lunga ed estenuate battaglia, arriva a una personalissima conclusione: Non avrò mai un bambino. Questo fatto mi provoca ansia. E un senso di lutto. E felicità. E’ una felicità imperfetta, non scevra di dolore. Contiene un lutto, ma per questo è ancora più forte.
Parole dure, ma sincere, parole che colpiscono dritte al cuore, parole che non possono lasciarci indifferenti, parole che sanno suscitare una forte empatia.

In «parlarsi/ non parlarsi» testimonia di come i figli di genitori separati si trasformino in cosiddetti messaggeri. Che effetto fa? Se i tuoi genitori non si parlano? Tu diventi il messaggero. Se tuo padre ti consegna una lettera per la stronza, tu devi consegnarla a tua madre!
Le dinamiche improvvisamente cambiano, e i due ritornano a rivolgersi la parola. Provo stupore. Speranza. Sollievo. Confusione. Risentimento. Rabbia. E sbigottimento. Com’è possibile che anni e anni di silenzio si chiudano con tanta semplicità? E com’è possibile che nessuno si sia scusato con me o mia sorella?

In «Appunti sul sangue e altri crimini» l’autrice ci confida segreti riguardanti il proprio ciclo mestruale. Sangue che trabocca dai lati dell’assorbente, mi macchia il cavallo dei jeans, gocciola sul pavimento del bagno quando dimentico di sostituire il tampone. È scomodo, sporco, necessario, vivo, inzuppa e inumidisce. Ed è rosso. Sfacciato. E mio.

Altro argomento tabù: la depilazione, un inutile tortura alla quale noi donne dobbiamo sottoporci sin da adolescenti per sentirci accettate dalla società. Emilie decide di ribaltare le regole abbandonando rasoi e cerette. L’esperimento pare funzionare sino a quando un giorno d’estate, in metropolitana, le sue gambe pelose vengono notate da alcuni bambini che si mettono a strillare terrorizzati: «Mamma, ma quello è un uomo?» Beata innocenza, niente da fare, dobbiamo soffrire!

La parte scioccante è nel capitolo «Qualcosa di me», qui mi sono chiesta come sia stato possibile un cambiamento tanto radicale da parte dell’autrice. Oggi Emilie è una famosa insegnate di drammaturgia e una stimata scrittrice che rivela il lato oscuro di un adolescenza fatta di droga, alcool, poca scuola e pseudo prostituzione.
La chiave del cambiamento la troviamo in «Cose in programma», finalmente capiamo di come «i passi di lato» che lei ha sempre compiuto in preda alla paura si trasformino con somma consapevolezza in «passi avanti».

Ora sono felice, ma prima ero sempre a un passo di distanza dalle mie emozioni. E anche lontana dalle mie emozioni. E anche lontana da me stessa.
Io ci sto provando. E ho paura.  Ho paura. Ma lo faccio comunque.

Brava Emile, donna forte e coraggiosa, donna che grazie all’amore di un compagno sincero e comprensivo e riuscita a risorgere dalle proprie ceneri come l’Araba Fenice.
Bene, care amiche, spero di avervi incuriosito e attendo trepidante le vostre opinioni nel caso in cui vi venga voglia di leggere il libro.

➡️ Anch’io ho letto il libro, mi è piaciuto molto, perché è “vero”, racconta argomenti tabù, difficili da affrontare per molti, ma che “esistono”.

E mi sono segnata questa frase, che mi ha colpito molto:
“Certe volte il gesto più coraggioso è guardarsi dentro senza avere a disposizione uno specchio”.

📍Quindi Buona Lettura!
E se doveste leggerlo, raccontateci cosa ne pensate!!!

Emiliepine
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