Bio Flowers

Buonasera!
Oggi chiacchieriamo con Chiara e Patrizia, e del loro brand Bio Flowers.

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✔️ Chiedo subito da dove è nata questa idea.
È l’incontro tra un’artigiana e una designer, Patrizia e Chiara.
È nato tutto appena finito il lockdown, durante una cena: Patrizia psicologa in pensione e da sempre artigiana, Chiara da poco laureata in costume, con un forte interesse nella sostenibilità nel settore.
Patrizia incuriosita da Chiara e dal suo documentarsi riguardo gli assorbenti lavabili ed eco sostenibili, le ha proposto di continuare questo progetto.

✔️ Le chiedo quindi da cosa è stata spinta a creare questi “prodotti”?
Mi raccontano che è stata una spinta bilaterale: da una parte, una necessaria, imprescindibile, presa di posizione verso la salvaguardia dell’ambiente; dall’altra, la tutela della salute e del benessere della donna, accompagnata dal bisogno di abbattere i tabù che, da sempre, ruotano attorno al ciclo mestruale.
Mi racconta che contrariamente al resto d’Europa, infatti, in Italia, la consapevolezza degli sprechi che ruotano attorno al ciclo mestruale, sta avendo molta più difficoltà a prendere piede.
Poi aggiungiamo che gli assorbenti che sono in commercio, non solo sono eccessivamente  tassati (22%), ma hanno delle componenti che, per buona parte dei casi, possono causare forti irritazioni: rayon, cellulosa, per non parlare dei gel assorbenti (SAP), che sono costituiti da polimeri quali silicati, acrilati e altri derivanti del petrolio.
E spingendoci oltre, il ciclo mestruale è un argomento che difficilmente viene affrontato in modo sereno e diretto nella nostra società.
Hanno così deciso, quindi, di creare un canale di approfondimento e comunicazione in modo da essere un luogo di ascolto e informazione, che possa comprendere e andare incontro alle esigenze di ogni singola donna.
Raccontano che dopo vari approfondimenti e innumerevoli prove il prodotto è riuscito, non solo perfettamente funzionante, ma forte di una personalizzazione che si oppone alla standardizzazione dell’epoca industriale, permettendo alla donna di riappropriarsi dei prodotti essenziali legati al proprio corpo, con una bellezza estetica propria.
Hanno così poi deciso anche di estendere il progetto, iniziando a produrre anche dischetti struccanti, anch’essi con materiali eco sostenibili e certificati.

Direi che chiacchierando con loro abbiamo capito quel che creano. Me ce ne raccontano più nello specifico.
Creano assorbenti, salvaslip e dischetti struccati, tutti con materiali biologici, sostenibili e certificati OEKO-TEX.
Nello specifico gli assorbenti sono costituiti da:
– uno strato 100% cotone, che va a contatto con la pelle
– uno di spugna di bamboo
– uno di canapa
– uno finale, a contatto con lo slip, costituito da una spugna esterna e uno strato impermeabile traspirante all’interno.

Mi raccontano che gli assorbenti sono stati creati di diverse misure, proprio per andare incontro alle diverse esigenze, che variano, a seconda del flusso, ma anche delle singole abitudini: da quelli più utili per flussi abbondantissimi (Taglia XL), a quelli adatti flussi mestruali più miti (Taglia S).
“Tenendo conto che il nostro punto di forza è il dialogo, cerchiamo sempre di consigliare al meglio, sulla base delle nostre esperienze e dei feedback delle donne che hanno già acquistato.
Ci ha colpito in particolare sentire che, donne con flussi molto abbondanti, hanno constatato che i nostri assorbenti hanno una tenuta di gran lunga maggiore, rispetto a quelli in commercio.”

I salvaslip sono stati concepiti, anch’essi, in più tipologie: da quelli con il tampone assorbente interno in spugna di bamboo, ottimali per delle perdite non eccessivamente abbondanti, a quelli costituiti da cotone e uno strato impermeabile, ai più semplici, in solo cotone.
I salvaslip ci sono stati richiesti moltissimo, specialmente da giovani donne, già sensibili al tema della sostenibilità, che hanno iniziato ad utilizzare la coppetta, e che usano i nostri salvaslip per tamponare eventuali perdite.
Mi raccontano che tutti i loro “prodotti” sono totalmente personalizzabili, dal tampone assorbente interno, al tipo di fantasia e tono di colore con il quale ognuna di noi si sente maggiormente a proprio agio.
Ultimamente, hanno deciso di creare assorbenti e salvaslip anche in versione “total white”. “Nel caso, infatti, di una predisposizione a infezioni o irritazioni di vario genere, il cotone bianco è senza dubbio il tessuto più consigliato per essere a contatto con la pelle.”

La wet bag è una vera e propria borsetta creata in PUL (poliuretano laminato), un materiale traspirante e impermeabile, che, una volta inserito l’assorbente chiuso al suo interno, permette di mantenerne l’umidità, impedendo al sangue di seccarsi e facilitandone, dunque, il lavaggio. Allo stesso tempo, impedisce la fuoriuscita di liquido e odori.
Questa soluzione è ottima qualora non si fosse a casa e non si avesse la comodità di poter lavare immediatamente il proprio assorbente.

I dischetti struccanti sono realizzati in canapa biologica OEKO-TEX.
La canapa, infatti, non sono è assorbente e lavabile, ma richiama l’effetto “fluffy” dei “classici” dischetti in cotone, rimanendo morbidissima, anche per le pelli più delicate.
I dischetti li hanno confezionati anche in versione “double face”, con la canapa su un lato e uno strato di spugna sull’altro, ottimale per l’effetto “scrub”.

➡️ Non mi resta che chiedere dove possono essere acquistati, e anche dove poter scrivere per qualche info in più:
Mail:   bioflowers2020@gmail.com
Facebook:   @bioflowers2020
Instagram:   @__bioflowers__

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ELISABETTA SIRANI – Un “maestro” d’arte seicentesca

Oggi Carla Ferraris, per la nostra rubrica “Donne e Arte”, ci parla di Elisabetta Sirani.

“Intendam chi può, che m’intend’io”

La scuola bolognese seicentesca è tra le poche ad aver riconosciuto il contributo delle donne nell’arte.
Donne entrate a pieno titolo nella storia, come Elisabetta Sirani che è di sicuro colei che sorprese di più la cultura maschilista dell’epoca.

Pittrice professionista e insegnante, fu la prima a dare inizio ad un modello femminile di educatrice artista.
L’importanza della sua presenza nello scenario artistico della Bologna di metà ‘600 sta proprio nel fatto che fu la prima donna ad aprire la sua bottega, fondando quella che è stata la prima scuola d’arte per donne.
Fu per questo la pittrice più celebrata della città e le sue opere esposte nelle maggiori collezioni europee già all’epoca.
Professoressa all’Accademia d’arte di San Luca a Roma, divenne la prima artista donna in Europa a fondare una scuola femminile di pittura, L’accademia del Disegno.

Era figlia dell’affermato artista Giovanni Andrea Sirani, primo assistente di Guido Reni.
A 17 anni cominciò a lavorare nella bottega del padre e più avanti a gestirla da sola, a causa della malattia che a lui impediva di dipingere. Dopo che la sua prima opera di grandi dimensioni, il “Battesimo di Cristo” (1858) si dimostrò di gran qualità, in poco tempo si affermò come pittrice professionista e acquafortista.

Divenne famosa per il suo stile barocco e ammirata per le capacità tecniche.
Creava sulle sue tele uno stile espressivo di pennellate fluide, arricchite da un raffinato cromatismo tonale.
Diede un forte contributo per lo sviluppo della Scuola Bolognese di pittura alla metà del Seicento, anche se la sua carriera professionale abbracciò solo un decennio (1655-1665). Divenne una figura di passaggio fondamentale nel trasmettere alle successive leve di artisti il classicismo barocco di Guido Reni.

Estremamente produttiva e dotata di una straordinaria velocità di esecuzione, dipinse quasi 200 tele, 15 stampe e innumerevoli disegni e schizzi acquerellati.
Elisabetta divenne rapidamente l’artista donna più ricercata e collezionata dei successivi secoli, ed attualmente sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private d’Europa, Gran Bretagna e Stati Uniti.
La Sirani ha rappresentato un nuovo modello di “femminilità” quasi virile, nella professione così come nelle originali rappresentazioni delle sue donne, attraverso una personale esecuzione che fu allora interpretata come “mascolina”.

Fu inoltre una delle prime artiste ad essere pubblicamente riconosciuta un “virtuoso” al femminile, dotata di genio artistico e inventiva.
Divenne famosa anche per la creazione di ritratti sociali allegorici e per alcune fra le Madonne più belle di quel periodo, dipinti nei quali l’intimo rapporto madre/figlio domina. Più tardi questi dipinti si fecero più realistici, meno dipendenti dai modelli idealizzati di Guido Reni, che aveva influenzato i primi anni della sua carriera.

Fu una delle poche pittrici a firmare i propri lavori, e sviluppò anche modi alternativi di affermare la sua identità apponendo il nome su bottoni, polsini, scollature e cuscini, oppure incidendolo nelle architetture disegnate.
Elisabetta Sirani rimase una lavoratrice nubile e divenne una figura importante per la pratica artistica delle donne nelle botteghe seicentesche.
Oseremmo dire che fu una precorritrice dell’imprenditoria manageriale femminile odierna.

Link esterni
https://it.wikipedia.org/wiki/Elisabetta_Sirani

Carla Ferraris
http://www.lachipper.com

elisabettasirani
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Aouka Design

Buonasera!!!

Oggi parlerò di una persona con cui avevo già chiacchierato qualche tempo fa, una delle prime stupende donne che han creduto in questo progetto.
Si tratta di Flora, uno dei gestori del locale The Backyard a Legnano, e qui vi riporto il link dell’articolo precedente:
https://womanandthecity.art.blog/page/29/

thebackyardlegnano aoukadesign
thebackyardlegnano aoukadesign

Ma stasera ve la presenterò sotto un’altra veste.In questi mesi ha deciso di dar vita, insieme al suo compagno, ad un nuovo progetto: Aouka Design.

✔️ Le chiedo da dove è nata quest’idea, di “dar nuova vita”, a mobili ed oggetti.
Mi racconta che sia lei che il suo compagno, han buona manualità e fantasia, e si sono sempre arrangiati anche a casa, costruendosi mobili, luci, etc etc, da soli; alle volte per risparmiare, ma anche per avere qualcosa di originale che nei negozi fatichi a trovare.
Ha iniziato così anche ad arredare il bar, notando che le loro “creazioni” venivano sempre più apprezzate, quindi perché non esporre, oltre alla mobilia creata, anche gli altri oggetti che creavano.
E da qui anche l’idea, sfruttando così lo spazio a loro disposizione, di far esporre creazioni anche di altre persone, per poter creare pian pianino una sorta di mercatino all’interno del bar.

✔️ Le domando come mai la scelta di usare materiale di “riciclaggio”.
Mi racconta che ha sempre avuto la passione del vecchio, perché sia le cose che case vecchie le han sempre comunicato un qualcosa in più, come se avessero una loro anima e una storia da raccontare.
Proprio da qui nasce la sua passione per i mercatini dell’usato, “mi piace andare e passarci le ore a cercare quei piccoli tesori che magari abbiamo sempre visto a casa della nonna, ma che abbiamo trascurato ed infine gettato, sarà che mi ricordano quando ero piccolina, ma mi piace dare una seconda possibilità a questi tesori, semplicemente restaurandoli oppure dandogli una nuova vita e una nuova funzione magari più creativa ed originale”.

✔️ Non mi resta che chiederle da dove nasce il nome di questo progetto: Aouka.
Mi dice che è la cosa più banale del progetto: è la traduzione greca del nome del suo compagno (Luca), che è “colui che fa il grosso e il lavoro sporco delle nostre realizzazioni”.
Ma c’è dietro anche la sua breve esperienza come grafica: aveva in mente l’idea di quel che avrebbe potuto essere il logo, e il nome calzava a pennello.

Nella prima intervista abbiamo parlato del significato del nome del suo locale: The Backyard, che significa “giardino”: perché voleva che diventasse un punto di riferimento per tante persone.

➡️ Vi metto i loro riferimenti, così che possiate anche andate a curiosare:
Ig @aouka_design
Fb Aouka_design
Ig thebackyard.legnano
Fb The Backyard Legnano
E da qualche settimana potete anche trovarli sull’app Tapclick

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