Buonasera!!!! Oggi vi presento Chiara, che ho conosciuto “indirettamente” ad aprile, perché mentre ero a Reggio Emilia per Fotografia Europea, ho scoperto il “Robette Market”, l’ho contattata, e scoperto di essere che siamo “vicine” di città, e poi finalmente qualche settimana fa ci siamo incontrate all’ultima edizione del Market a Reggio. Insomma connessioni che arrivano per caso, ma sappiamo che il caso non esiste. Ma ora vi racconto di lei.
✔️ Le chiedo subito quando è nata l’idea del “Robette Market”. Racconta che è un progetto più ampio nato insieme al suo amico Daniele: hanno iniziato a pensare su come creare momenti di scambio e condivisione, he andassero oltre al semplice “market”, che fosse anche un’esperienza, comunità ed occasione per dare nuova vita agli oggetti.
“Da lì è nato il primo Robette Market, e piano piano si è trasformato in un appuntamento sempre più partecipato”.
✔️ Infatti dopo aver scoperto qualche mese fa il Market, e seguito nei mesi, ho capito fosse un luogo anche di scambio e di nuove amicizie. “Esatto! Ho sempre pensato che la differenza la fanno le persone, e Robette per me è proprio l’emblema di tutto questo. Non è solo un posto dove comprare o vendere, ma un luogo in cui le persone si incontrano, chiacchierano e creano legami. Spesso nascono amicizie, collaborazioni, oppure semplicemente momenti leggeri e divertenti che arricchiscono chi partecipa”.
✔️ Per ora i market sono su Reggio Emilia, ma le chiedo se hanno intenzione di realizzarli anche in altre città, se hanno altri progetti. Per ora si concentrano su Reggio Emilia, perché è dove tutto è nato, e dove c’è anche una comunità molto attiva. Ma confessa che le piacerebbe in futuro portare il “Robette Market” anche altrove.
“Stiamo anche valutando nuove formule, come eventi a tema o collaborazioni con realtà locali”.
✔️ Ma Chiara ha un’altra passione: decorare a mano i piatti. Le chiedo di raccontarci un po’.
“Questa passione è nata in un momento di rivoluzione della mia vita, quando sono stata “forzata” a prendermi una pausa e a riscoprire cosa mi piacesse fare davvero. Per me, che sono sempre stata una creativa organizzata (con il pennello in una mano ed Excel nell’altra), è venuto naturale”.
E da qui è nato “Piattiny Carini”, il suo “spazio sicuro”: un posto pieno di colore e sorrisi, dove può esprimere la sia creatività senza filtri e così trasformare ogni piatto in un pezzo unico, “che porta con sé un po’ di quella leggerezza che cerco nella vita”.
✔️ Ma realizza anche Workshop. “I workshop sono un momento speciale: mi piace insegnare alle persone la tecnica, ma soprattutto trasmettere il piacere di creare qualcosa con le proprie mani. Spesso chi partecipa arriva pensando di non avere manualità, e poi scopre di riuscire a realizzare pezzi bellissimi. È gratificante e molto divertente”.
→ Ed ecco i suoi riferimenti per poter rimanere aggiornatæ sui “Robette Market”, e per curiosare tra i suoi piattini: IG @robettemarket IG @piattiny_cariny
Buongiorno! Oggi vi presento Francesca Colasanti, e Alchimia Cosmica, dove ci parla di astrologia psicologica, biodecodificazione e focusing.
✔️ Parto chiedendole quando è nata la sua passione per questo mondo. Racconta che la sua passione per questo mondo è nata tardi: nata in una famiglia cristiana non praticante, e si evitavano un certi tipo di argomenti. Ha avuto un’adolescenza abbastanza ribelle e punk, “autodistruttiva è forse la parola giusta”.
“Anche materialista è il termine adatto, perché per me non contava l’invisibile, e se c’era un Dio non mi importava la sua esistenza”.
Ma intorno ai 21 anni, mentre stava passando un periodo particolarmente difficile, un’amica le ha parlato di energie e di forza di attrazione: da quel momento in poi è come se avesse iniziato a ricordare. “mi sono capitate un’esperienza dopo l’altra che in qualche modo mi hanno permesso di comprendere che c’è un ordine sottile, anche se caotico, che tiene insieme tutti i fili”. E così con cautela, da buon Capricorno, decide di avvicinarsi al mondo dell’astrologia e dei tarocchi, finché nel 2022 decide di formarsi professionalmente nella disciplina dell’astrologia psicologica: “è stata la mia porta d’entrata al mondo terapeutico”.
✔️ Quindi le domando quanto ha deciso di “trasmettere” tutto questo. Racconta che ha deciso di parlare di astrologia sui social, circa un anno e mezzo dopo aver iniziato la formazione. “Alchimia Cosmica” è nata il 24 giugno 2023, anche se ha iniziato a pubblicare tempo dopo, presa da paure e resistenze. La decisione di volerne parlare, nasce dall’aver compreso l’importanza di questa disciplina come strumento di conoscenza consapevole. “Credo che conoscere sé stessi sia fondamentale per non continuare a vivere una vita proiettando all’esterno ciò che in realtà abbiamo dentro”: ed è per questo che è nata la pagina.
✔️ Curiosando nella sua Bio, possiamo trovare queste parole (che vi ho già condiviso nelle prime righe dell’Intervista quando vi ho presentato Francesca): astrologia psicologica, biodecodificazione, e focusing. Le chiedo se ce ne parla.
“Come dicevo prima, l’astrologia è stata per me una porta d’entrata nel mondo terapeutico. Ho iniziato da li per poi avvicinarmi alla biodecodificazione, al focusing e altre discipline sistemiche come le costellazioni e la psicogenealogia”.
Con l’Astrologia, in particolare con la nostra carta natale, ossia il nostro cielo di nascita, è possibile fare un “tuffo” nel nostro mondo interiore: la carta natale è una vera e propria mappa. “lì dentro, scritta in simboli, c’è una quantità di informazioni infinita su ciò che siamo”. La carta natale è ciò che siamo, ciò che abbiamo vissuto e ciò che potremmo diventare: “è uno strumento essenziale, fondamentale per riuscire notare certe dinamiche che finora forse non avevamo mai notato ed avevamo lasciato nell’ombra”. Prenderne coscienza non basta da solo a trasformare la nostra vita: e proprio qui entrano in gioco la biodecodificazione e il focusing.
La Biodecodifica ci accompagna a comprendere i nostri sintomi, non solo fisici, ma anche emozionali o comportamentali. Ogni malessere porta con sé un messaggio e risponde a programmi inconsci di sopravvivenza, spesso radicati sin dall’infanzia o ereditati dal nostro sistema famigliare: attraverso procedure esperienziali, visualizzazioni e rituali simbolici, possiamo liberare emozioni rimaste congelate e restituire al passato ciò che non ci appartiene più.
Il Focusing è una pratica somatica, molto delicata e rispettosa, che ci permette di riconnetterci al corpo e cogliere i segnali sottili che riceviamo costantemente da esso. Seguendo una tecnica, specifica il focusing ci permette di ascoltare quelle parti interiori che spesso trascuriamo, imparando ad amarle nonostante a volte non siano così gradevoli. È un modo per entrare in contatto con noi stessi in maniera autentica e gentile, favorendo una comprensione che non resta solo mentale ma diventa vissuta.
“Lo considero uno strumento molto potente che ci insegna a stare, accogliere, tutto ciò che si muove dentro di noi, comprendendo come viviamo una determinata esperienza”.
Queste discipline, pur diverse tra loro, hanno un filo comune: ci guidano a riconnetterci a noi stessi”.
✔️ Così le domando quali servizi si possono fare con lei. C’è la lettura della carta natale ad approccio psicologico, che permette di esplorare i nostri talenti, le nostre sfide, e le dinamiche inconsce che ci abitano: non si tratta di previsioni, ma di uno strumento per comprendere meglio sé stessi e come muoversi nel cammino.
Dal punto di vista astrologico, fa letture con tecniche temporali: permettono di comprendere il momento presente e le energie attive in un determinato momento della nostra vita.
Letture di astrologia prenatale, ad approccio sistemico: servono a comprendere il ruolo di una persona all’interno dell’intero sistema familiare, soprattutto legato alla vocazione e al percorso di vita.
Propone anche sessioni di Biodecodificazione, che aiutano a sciogliere nodi emotivi e a dare un senso a sintomi fisici o psicologici, lavorando anche sulle radici familiari e transgenerazionali.
Integra poi il lavoro di Focusing, approccio di ascolto profondo del corpo, che apre ad una maggiore consapevolezza e ad un contatto più autentico con sé stessi.
“Ogni percorso può essere vissuto singolarmente o intrecciato con gli altri, a seconda di ciò che senti più adatto al momento. L’obiettivo è di offrire uno spazio sicuro in cui poter osservarsi, comprendersi e trasformarsi”.
→ Quindi se siete incuriositi da tutto quello che Francesca ci ha raccontato, o volete chiederle qualche informazione, ecco i suoi rifermenti: IG @alchimiacosmica
Buongiorno! Oggi vi presento Stefania De Cristofaro che è un’Arteterapeuta, e il mondo di Vita Creattiva
✔️ Quando è nata la tua passione per questo “mondo”? Quando hai deciso di “trasmetterla”? Da bambina costruivo interi villaggi di carta, pieni di personaggi e storie: per me la creatività è sempre stata un modo di dare forma al mio mondo interiore. Poi, crescendo, quel flusso è rimasto ai margini della “vita vera”, e per anni ho smesso di chiedere aiuto alle immagini alleate. Ci sono voluti molti giri, la tecnica teatrale, le installazioni partecipative e infine l’arteterapia, perché potessi ritrovare quella bambina finalmente felice con forbici e colori in mano. La decisione di trasmettere è nata lì, dal desiderio di condividere con altre persone questa possibilità: usare la creatività non come passatempo o esercizio estetico, ma come pratica trasformativa e di cura.
✔️ Su IG leggo “Ecologia del sé”: ci racconti?
““Ecologia del sé” per me significa riconoscere che siamo sistemi complessi, interconnessi con il mondo intorno a noi”.
Racconta che come come parliamo di ecologia per la Terra, anche dentro di noi ci sono equilibri delicati da coltivare: emozioni, pensieri, desideri, relazioni. L’arteterapia diventa uno strumento per rigenerare questo ecosistema interiore, per non vivere con un senso di separazione ma come parte di un insieme più ampio.
“È anche un modo politico di intendere la cura: non solo benessere individuale, ma attenzione a come stiamo nel mondo, con gli altri e con le altre specie”.
✔️ Nei suoi percorsi unisce arteterapia, ikigai e journaling, le chiedo di raccontarci. Parte raccontando che sono tre pratiche che hanno un filo comune: perché aiutano a dare forma a quello che abbiamo dentro.
L’Arteterapia apre un canale non verbale, con segni, colori, materiali che diventano un linguaggio per le emozioni.
Il Journaling porta chiarezza con le parole, ci permette di osservare i nostri pensieri in modo più consapevole.
Invece lavorare con il concetto dell’Ikigai ci aiuta a nominare la nostra direzione, a riconoscere quel che da senso alla nostra vita: “in Occidente viene spesso semplificato come “ciò che ami fare e che può diventare un lavoro”.
In Giappone questo concetto è molto più sottile: “non è un diagramma da riempire né un obiettivo di produttività. Per Kamiya Mieko, la psichiatra che ne ha scritto in modo sistematico per la prima volta, l’ikigai è tutto ciò che dà senso alla vita — anche nei momenti difficili”. Può essere un gesto, un legame, un pensiero, quel che ci tiene in piedi quando tutto il resto vacilla: “non deve essere grandioso e neanche visibile all’esterno.
“Per me, portare l’ikigai nei percorsi significa questo: aiutarti a riconoscere ciò che tiene accesa la tua luce, a dargli spazio e continuità. Non per forza per trasformarlo in lavoro o per monetizzarlo, ma per viverlo, per sentirti pienamente te stessǝ nella maggior parte del tempo”.
Termine dicendo che per lei questi strumenti tutti insieme, funzionano come una bussola a tre punte: immaginazione, senso e riflessione.
✔️ Le domando quali percorsi possiamo fare con lei, in presenza e on line. Offre percorsi di arteterapia individuali o in gruppo, dove accompagna le persone a riattivare le proprie risorse creative, ad accogliere la complessità delle proprie emozioni e a creare routine che nutrano invece che soffocare. In presenza lavora soprattutto a Pisa e dintorni, con incontri e laboratori di gruppo, “su tematiche che mi stanno a cuore e in collaborazione con realtà che stimo e sostengo”: dall’arteterapia museale, all’ecoarttherapy, dalle esplorazioni urbane, ai apricollage. Ci sono anche dei percorsi on line, che chiama “paths”: strade condivise, con curve, soste, deviazioni, proprio come un’esplorazione interiore.
“Sentieri, non linee rette: ogni percorso si sviluppa per tappe scelte insieme, con possibilità di fermarsi, cambiare direzione, fare pause rigenerative”.
Livelli e vie d’accesso diverse: alcuni percorsi sono più esplorativi, altri più strutturati, “pensati per chi è alla prima esperienza o per chi cerca una trasformazione più profonda”.
“Un approccio che valorizza il tempo e il ritmo di chi li attraversa: nessun risultato imposto, nessuna aspettativa prestazionale. Solo cura, ascolto, gradualità”.
Poi c’è INCOLT3, che è un percorso annuale di gruppo, fatto on line: “percorso creattivo per bastian contrariɜ che ha a che fare con le fasi, i cicli, le stagioni, il margine, i ritmi, il rito”.
✔️ Sempre curiosando sui Ig, ho scoperto le “Carte Creattive”. Racconta che sono nate come strumento di auto-esplorazione creativa: sono piccole tracce visive e poetiche per aprire una riflessione, per fermarsi e ascoltarsi. Sono nate come risorsa autonoma: “puoi pescarne una al mattino, durante un momento di crisi o quando vuoi dare un contorno diverso alla tua giornata”. Ma racconta che si sono rivelate uno strumento molto utile per chi lavora in ambito educativo, formativo o terapeutico (counselor, terapeute, insegnanti), perché possono essere usate all’inizio di una sessione, per aprire uno spazio di ascolto o come ispirazione per pratiche di movimento, consapevolezza, creazione. Ogni carta propone un semplice esercizio ispirato a tre temi principali: Natura, Corpo ed Esplorazione Interiore: “un invito gentile a ritagliarsi uno spazio di presenza e immaginazione, anche quando la vita corre”.
✔️ Ma ci parla anche dell’Orto Creattivo. Ad Ottobre 2022 le è stato assegnato un orto comunale nel quartiere CEP di Pisa, e da qui l’orto n°37 ha iniziato a trasformarsi nell’Orto Creattivo: “un progetto per la creazione di un laboratorio permanente di creatività e benessere in cui ci lasceremo ispirare dai vari significati che le parole “stagione”, “terra”, “natura” hanno per noi”.
“Attraverso la cura delle piante, dei fiori e dei frutti e l’osservazione attenta dei processi di semina, crescita, maturazione e raccolta si creerà anche un contatto con le proprie emozioni grazie alle metodologie e ai materiali proposti dall’arteterapia e dall’orticoltura terapeutica”.