Sulle tracce di Amalia di Marco Apolloni

{Donne e L i b r i}
Recensione di Alessia Finco

sulletraccediamalia
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Buon 2022 a tutti voi estimatori del blog Woman and the city!

Spero che quest’anno si dimostri più clemente nei nostri confronti rispetto a quello appena passato.
Grazie al cielo esistono i libri che ci permettono di vivere mille avventure facendoci restare comodamente seduti sul nostro divano, ma parafrasando «non di solo carta vive l’uomo!»
Bene, credo sia giunta l’ora di tornare a vivere, togliendo le idee, i viaggi e i sentimenti dalla puzzolente naftalina e mettendo ad arieggiare le valigie al sole.

La mia prima recensione è dedicata al nuovo romanzo di Marco Apolli intitolato «SULLE TRACCE DI AMALIA» edito dalla BiBibook.
Ho accolto questo libro con grande entusiasmo vista la tematica trattata dall’autore: ossia la sparizione misteriosa di una bella bambina bionda in una calda mattina estiva mentre gioca in spiaggia.
La stessa sorte toccata alla piccola Angela Celentano durante una gita con i parenti sul Monte Faito, senza dimenticare Denise Pipitone dissoltasi davanti al portone di casa.

La quindicenne Emanuela Orlandi che non tornò più dopo una lezione di musica, o una matura Roberta Ragusa che in una fredda notte invernale abbandona la famiglia scappando in pigiama.
Una lunga lista di donne “fantasma” che solo a pensarci mette i brividi, dove spesso è proprio tra le mura domestiche o la cerchia dei parenti che si consuma la tragedia.
Amalia scompare nel Luglio del 1998 all’età di sedici mesi sul lungomare di Civitanova Marche.

La mamma Susanna intenta a godersi il sole sul lettino affida la figlia alle cure del papà Franco che porta la piccina a giocare sul bagnasciuga insieme a secchielli e palette.
Un vecchio compagno del liceo irrompe sulla scena trascinando Franco in futili chiacchere da bar riguardanti il calcio e il ciclismo, è un attimo, un unico maledettissimo attimo di distrazione e Amalia si trova più!
Ricerche, intercettazioni, polizia e carabinieri, lacrime, dolore, e sensi di colpa si abbattono sui neo genitori che si sentono impotenti davanti a una simile tragedia.

-la felicità può essere spaventosa? Sì, quando si è tanto, troppo felici e si ha paura che qualcuno o qualcosa ci rubi questo dono inestimabile-

Vent’anni dopo, a caso ormai archiviato, Susanna crede di riconoscere in una giovane prostituta il volto della figlioletta perduta, e questo la induce a rivolgersi alla «Lucky & Peace Investigazioni».
L’agenzia investigativa è capitanata da Fortunato Trevigiani e Pacifico Lamacchia, la mente e il braccio di una coppia ben assortita che saprà far fronte alle vicissitudini legate alla ricerca della ragazza.

Non voglio svelarvi come e se verrà ritrovata Amalia, perché il mio compito è quello di spingervi a leggere il libro. Personalmente non mi sono mai piaciute le recensioni che “svelano” tutta la trama, sarebbe come vedere un film partendo dal finale!

SULLE TRACCE DI AMALIA è uno scritto asciutto e autentico, sono rimasta sconvolta da quanto marciume si possa nascondere nel Deep Web (Web sommerso), una realtà parallela dove i bambini vengono venduti a catalogo alla stregua di oggetti di lusso.
La mia completa solidarietà va a chi ha vissuto e vive tutt’ora il dramma di una scomparsa in famiglia, credo che il “dubbio” sia il peggior veleno che si possa bere, perché il dubbio alimenta la speranza e la speranza sa morire solo davanti alle ossa.

Sarah Bernhadt

{Donne e Arte}
Articolo scritto da Carla Ferraris

SARAH BERNHARDT

“Il successo imperituro non può essere raggiunto se non tramite uno sforzo intellettuale costante, sempre ispirato da un ideale.” (S. Bernhardt).
Donna straordinaria, l’attrice e artista Sarah Bernhardt, ebbe una carriera che durò oltre 60 anni. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, trovò la sua fama nel mondo della recitazione con parti tanto importanti da essere soprannominata “Divina” o l’ “Imperatrice del Teatro”, così che Jean Cocteau pensò per lei il termine “superstar”.

SARAHBERNHARDT

Al suo impegno come attrice affiancò sempre il lavoro di pittrice e scultrice.
Pubblicò anche diversi libri ed opere teatrali.
Fu, tra l’altro, tra coloro che ispirarono il personaggio della Berma, l’attrice descritta da Marcel Proust in “Alla ricerca del tempo perduto”.
Visse una vita intensa, costellata di impegni teatrali e artistici, ma ancor più travolgente per ciò che riguarda la sua vita privata.

Donna eccentrica ed estroversa, la Bernhardt non fece mai mistero dei suoi amori e delle sue avventure personali.
A vent’anni, da una relazione con un nobile belga, Georges Lamoral de Ligne, ebbe il suo unico figlio, Maurice Bernhardt, che diventerà scrittore.
Ebbe inoltre diversi amanti, tra cui artisti come Gustave Doré e Georges Clairin, e attori come Mounet-Sully e Lou Tellegen.
Tra gli amanti più famosi Victor Hugo che la definiva la “Voce d’oro”, e Gustave Flaubert.
Nel 1882 si sposò a Londra con un collega greco, Aristides Damala, più giovane di lei di undici anni, dipendente dalla morfina, ma la loro convivenza durò solo un breve periodo. Corteggiata anche dal gentil sesso, visse con la pittrice Louise Abbéma, che l’accompagnò in tournée, proteggendo pubblicamente la sua bisessualità.
L’attrice ebbe anche un intenso rapporto con Gabriele D’Annunzio. Nel libro “Sarah Bernhardt e Gabriele D’Annunzio. Carteggio inedito 1896-1919” (F. Minnucci 2005) è pubblicato in parte il loro epistolario.

Ma Sarah Bernhardt era famosa anche per altre sue eccentricità, come l’abitudine di dormire in una bara, utilizzata anche come baule da viaggio, da cassa per gli indumenti e da panca d’arredo.
Viaggiò nel mondo portando la sua arte anche oltreoceano.
Nel 1886, al limite della bancarotta, viaggiando attraverso gli Stati Uniti vendette l’immagine per la pubblicità di saponi, biciclette, oppure farmaci dietro un compenso di contanti ma anche di pietre preziose e oro.

Donna forte e sicura, consapevole della propria femminilità ma anche del proprio valore artistico, perorò sempre i suoi ideali e non scese a compromessi sessisti, anzi fu paladina del proprio “essere donna” e lo palesò in una molteplicità di modi.
Nel 1894 il pittore ceco Alfons Maria Mucha ebbe da lei l’incarico di disegnare i suoi manifesti sublimandone l’immagine di femme fatale e facendola diventare icona dell’Art Nouveau.

Sarah si dedicò completamente alla sua arte, tanto da essere sempre un tutt’uno col suo modo di essere: eccentrico, surreale, esasperato.
Progettò di persona le luci, i costumi, i fondali, gli arredi delle scene, perché l’illusione della sua recitazione fosse sempre perfetta e credibile.
Fu divina in ogni momento, coi suoi capricci, il suo altruismo, la sua libertà, il suo lungimirante sguardo al futuro e la caparbietà di chi non si arrende mai di fronte alle difficoltà.
Nonostante l’amputazione di una gamba nel 1915, causata da un incidente, continuò a recitare da seduta e ad emozionare il suo pubblico.

In una notte del 1922, durante una prova generale, entrò in coma.
I mesi successivi furono dolorosi e faticosi ed il 26 marzo 1923, a seguito di un’insufficienza renale, morì tra le braccia di suo figlio a 78 anni.
Due furono le riconoscenze importanti di cui fu insignita: la Legione d’Onore del 1914 per aver diffuso la lingua francese in tutto il mondo e la stella sulla Hollywood Walk of Fame nel 1960 per la sua importante carriera d’attrice.

La Bernhardt fu dunque artista a tutto tondo, tanto che realizzò anche opere pittoriche e sculture splendide e di gran forza visiva.
La sua “Ofelia” shakespeariana, scultura ad altorilievo scolpita in una lastra di marmo dalla quale emerge il mezzo busto femminile, è quanto di più reale, drammatico e dolce allo stesso tempo si potesse in quel tempo immaginare.

Le onde dei capelli si confondono con le onde del fiume in cui la ragazza annegò, il viso di Ofelia è modellato nel pathos ed è in grado di creare una forte suggestione nell’osservatore. Ofelia, tradita nel cuore dal suo Amleto, tradita in un amore che lei credeva reale, impazzita di dolore, compie il gesto estremo per liberarsi dalla sofferenza devastante di un cuore tristemente già morto…C’è qui tutta la tragedia shakespeariana di una donna incompresa, morta nel sentimento ancor prima che nel corpo, una donna che trova nella scultura della Bernhardt piena concretizzazione dei suoi sentimenti più nascosti.

L’autrice infatti seppe cogliere dolore e disperazione, amore e dolcezza, femminilità e pazzia… un’estrema sensualità che non viene meno nemmeno nel momento della morte quando, col corpo avvolto dai flutti dell’acqua, il suo viso sta per essere inghiottito dal fiume per sempre.
Un’interpretazione ancora una volta sublime, degna della “Divina”.

Carla Ferraris Gennaio 2022

{𝚃𝚎𝚜𝚝𝚘 𝚜𝚘𝚐𝚐𝚎𝚝𝚝𝚘 𝚊 𝙲𝚘𝚙𝚢𝚛𝚒𝚐𝚑𝚝 – 𝙵𝚘𝚗𝚝𝚎 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝙿𝚒𝚗𝚝𝚎𝚛𝚎𝚜𝚝}

Link utili
sito www.lachipper

Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”. https://it.wikipedia.org/wiki/Alla_ricerca_del_tempo_perduto
Louise Abbéma https://it.wikipedia.org/wiki/Louise_Abbéma
Alfons Mucha https://it.wikipedia.org/wiki/Alfons_Mucha
Ofelia (Amleto) https://it.wikipedia.org/wiki/Ofelia_(Amleto)

SARAHBERNHARDT
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Michela Bortoluzzi

Buonasera!
Oggi vi presento Michela Bortoluzzi, insegnante Yoga.

michelabortoluzzi
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✔️ Cosi le domando subito quando è nato “l’amore” per il mondo dello yoga.
Racconta che è nato tutto circa 8 anni fa, ed è stato amore a prima vista: dalla prima volta che si è seduta sul tappetino, ha sentito di “tornare a casa”.
“Quello per lo Yoga è stato un amore inaspettato, quindi ancora più significativo. Non ero mai stata attratta da questa disciplina o altre simili prima di allora.
Si dice che tutto arrivi al momento giusto, per me con lo Yoga è stato così”.
È finita sul tappettino perché che aveva bisogno, sentiva che c’era qualcosa dentro che la spingeva a provare: viveva un momento abbastanza difficile e cercava un po’ di calma, un momento di stacco, e nello yoga ha trovato molto di più.
All’inizio lo “incastrava” in pausa pranzo per non togliere tempo agli altri impegni, ma ben presto lo yoga si è preso il suo spazio, fuori dal tappetino e nella sua vita: “ho assecondato quella parte di me che si è subito sentita a casa, la parte più viscerale, istintiva, quella a cui avevo bisogno di ridare vita, quella che, con il senno di poi, aveva ragione a spingermi a provare e, soprattutto, a restare”.

Racconta che in questi anni lo yoga l’ha aiutata a tornare a se stessa, è stato il primo vero aiuto che si è concessa in un momento di crisi. Dice anche che lo yoga non è la panacea per tutti i mali, né una disciplina che va bene per tutti, ma una disciplina per cui lei ha profondo rispetto e gratitudine: “per me è stato ritrovare il mio baricentro, il punto fermo a cui tornare in ogni momento, il timone per
È tornata a lei partendo dal suo corpo, sentiva il bisogno di tornare a respirare, di sentire il suo corpo da dentro, di abitarlo ed ascoltarlo. tenere la rotta verso la me più autentica, una nuova consapevolezza”.
Ha iniziato da subito a seguire seminari, a praticare tanto, a provare diversi stili, rendendosi però sempre più conto che lo yoga non esiste: “ci sono tanti modi, anche molto diversi tra loro, in cui oggi questa disciplina è rielaborata e proposta”.

Poi c’è stata la formazione insegnanti, dove è arrivato tanto studio teorico in affiancamento alla pratica.
Grazie allo yoga ha ritrovato il suo corpo, e come conseguenza anche il suo essere donna nel corpo. “Ho iniziato a comprendere con immensa meraviglia la profondità, la grandezza, la complessità di essere donna, cosa che fino ad allora avevo completamente sottovalutato e totalmente frainteso. Come succede spesso a tante donne”.
Dice anche che per lei il cammino insieme allo yoga e quello insieme al femminile sono inscindibili, sia nella pratica personale che nel suo insegnamento.

✔️ Curiosando ho notato che principalmente si occupa dello yoga Ratna, quindi le chiedo di raccontarci di cosa si “tratta”.
Racconta che è il metodo con cui si è formata per 4 anni come insegnante, ideato dalla sua Maetra, Gabriella Cella.
L’obiettivo dello yoga Ratna è “aiutarci a contattare la perla preziosa che brilla in ognuno di noi e di cui spesso siamo inconsapevoli”.
Infatti Ratna in sanscrito è la Perla, il Gioiello.
Le radici di questo metodo arrivano dallo Hatha Yoga, ma la sua originalità sta nella centralità dei simboli nella pratica.

“Sappiamo dalla psicanalisi che il nostro inconscio si esprime attraverso immagini e simboli”.
Per cui c’è una grande potenza introspettiva, di auto-conoscenza e di auto-aiuto nello Yoga Ratna.
Ogni forma del corpo veicola i suoi significati simbolici alla nostra interiorità, aiutandoci a percepire la fluida connessione tra corpo e psiche, “che ci consente di com-prenderci meglio, di scoprire e riscoprire aspetti di noi e, quindi, di ritrovare benessere attraverso la consapevolezza”.
È una disciplina rielaborata da una donna, attraverso la sua esperienza ormai quasi cinquantennale nella pratica e nell’insegnamento Yoga; e ha un’attenzione particolare alle peculiarità del corpo femminile ed ai vari momenti della vita di una donna.

Lo definisce uno Yoga narrativo: durante le lezioni che guida, racconta storie al corpo.
Ogni lezione è l’immersione in un racconto, un mito, una narrazione popolare: “nella pratica entriamo in una dimensione poetica, attivando immaginazione e percezione sensoriale delle forme, ognuna delle quali è come un ideogramma incarnato. Lo Yoga Ratna è un potente strumento per attivare in noi una comprensione “altra”, intuitiva e creativa, complementare a quella logico-razionale che usiamo in modo prevalente in quasi tutti gli ambiti della nostra vita, ormai”.

✔️ Quindi non mi resta che chiederle dove è possibile seguire le sue lezioni.
I suoi corsi sono sia online che in presenza a Mestre e Venezia.
On line la sua proposta è dedicata all’esplorazione degli archetipi femminili: ad ogni lezione si incontra una dea, un archetipo femminile, prima attraverso la sua storia e il suo mito che portano alla pratica, e poi sperimentando nel corpo, attraverso gli asana, ossia la sua energia.
Gli incontri sono suddivisi a seconda delle stagioni dell’anno, che rispecchiano il ritmo ciclico della natura, delle fasi lunari e di noi donne.

In assonanza con la metà buia dell’anno, in autunno e inverno stiamo incontrando dee oscure, maghe o guerriere di grande potenza, selvagge, legate agli istinti, agli elementi naturali, alle parti di noi meno note, più nascoste o trascurate. In primavera ed estate sperimenteremo dee di espansione e luce, di rinascita e nutrimento”.

✔️ Le sue iniziative è possibile trovarle sul suo profilo Instagram, dove cerca anche di divulgare le caratteristiche dello Yoga Ratna e il suo personale modo di viverlo e proporlo. “Si tratta di un metodo yoga prezioso e potente, ma poco conosciuto”.
Mi dice anche che ama dialogare con chi la segue o ha interesse o curiosità per questa disciplina.

➡️ Quindi ecco a voi i suoi riferimenti:
Instagram @michela_yoga
Mail micbortoluzzi@yahoo.it

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