Jessica Astolfi

Buongiorno!
Oggi vi presento Jessica Astolfi.

jessicaastolfi


✔️ Dai suoi social possiamo trovare questa definizione di quel che fa “Brand Designer Olistica”, le chiedo di raccontarci un po’.
Racconta che è un termine che ha fondato per spiegare che il suo approccio nasce dalla fusione del mondo del design, in particolare del branding, unito a strumenti olistici e mistici.

“Quando ho fondato il mio brand nel 2022 non sapevo come definirmi, non sapevo come differenziarmi e il primo anno di attività è stato cruciale per riuscire a capire dove volessi davvero andare con questo progetto che amo profondamente”.

Non le è stato semplice capire come unire tutto ciò che le piaceva al mondo del branding, fino a quando non si è ascoltata nel profondo e si è chiesta “Jessica cosa significa per te lavorare all’identità visiva di un brand?” E lì mi si è aperto un mondo, perché ho capito che non lo facevo per divulgare il “bello”, ma lo faceva anche per raccontare storie di anime meravigliose che avevano il desiderio profondo di cambiare, nel loro piccolo, il mondo attraverso i loro business.
“E da lì arriva il termine olistico che indica la fusione dei 3 piani energetici: mente, corpo ed anima. Un buon lavoro di branding è capace di tradurre attraverso forme e colori l’anima delle persone. passando per le emozioni e traducendosi solo alla fine in qualcosa di tangibile, come può essere una palette colori o un logo”.

Un altro aspetto che l’ha spinta ad usare questo termine, è l’utilizzo dei tarocchi e degli elementi della natura, nella creazione di concept e brand: studia e legge tarocchi dal 2018, quindi ha accumulato una certa esperienza nella lettura di questo strumento, ma fino a quel momento non aveva mai pensato di applicarlo al suo metodo personale, perché pensava non sarebbe stato compreso e che non avrebbe avuto l’approvazione del suo cliente ideale.

“Ma prima di esserne sicura ho sperimentato e mi si è aperto un mondo fatto di immaginari ed ispirazione, che non solo ha aiutato le mie clienti a comprendere meglio se stesse, ma aiuta me ogni giorno nel creare un prodotto che sia una vera e propria esperienza, capace di trasmettere emozioni e arrivare dritto al cuore”.

jessicaastolfi


✔️ Dal suo sito mi ha colpito la frase “fai fiorire il tuo brand”, ed ecco che ci racconta.
Racconta che è una frase che è uscita di getto, non ci ha pensato molto, “ma la sentivo così tanto forte dentro di me che sapevo sarebbe stata la frase giusta per spiegare in poche parole cosa significa fare branding”.
Per lei darsi opportunità di lavorare al proprio brand significa sbocciare, mostrare al mondo quanto potente può essere il nostro progetto, il perché vale la pena fermarsi e restare in ascolto.

“Ci troviamo in un momento storico in cui riceviamo così tanti stimoli, che non abbiamo più la pazienza di fermarci ad osservare ed ascoltare, ma di fronte ad un bellissimo fiore come si fa a restare indifferenti?”.

E questo è quello che può fare un percorso di branding: portarti in un universo fatto di colori, odori, sensazioni, nella quale possiamo portare chiunque vogliamo, “quindi cosa c’è di più magico?”.

jessicaastolfi


✔️ Le domandò di che “servizi” si occupa.
Mi racconta che il suo lavoro ha la bellezza di avere tante sfaccettature diverse, e questo le da la possibilità di lavorare a tanti progetti: “la maggior parte del tempo mi occupo di branding e design, creando identità visive per professioniste olistiche, coach e che in generale operano nel settore del benessere”.
Nonostante loro siano il suo target principale, il suo servizio è aperto a qualsiasi professionista desideri lavorare al proprio brand in un’ottica più profonda.
Si occupa poi di percorsi di business mentoring, aiutando con il suo metodo, professionista a costruire il loro progetto, partendo dalle basi; ed inoltre segue anche dei clienti nell’ambito della formazione in qualità di art director e docente.

jessicaastolfi


✔️ Ma le chiedo anche se ci parla di “Nymphaea”.
Racconta che è il suo servizio principale ed è il percorso completo di branding, dove si va a lavorare sull’immagine di brand, partendo dalla costruzione dei pilastri visivi, fino alla creazione del logo, elemento essenziale per qualsiasi brand.

“Il suo nome nasce dal significato del fiore che nella cultura orientale rappresenta l’alba, intesa come la nascita di un nuovo giorno. Fiorire, sbocciare significa rinasce come la Venere dall’acqua e avere la certezza che una nuova fase sta per iniziare”.

Attraverso questo servizio lavora sul piano dell’anima, delle emozioni e del corpo: il suo scopo è far vivere una vera e propria esperienza alla sua cliente, non solo un prodotto, ma anche farle vivere tutti gli step, raccontarle da dove arriva ogni dettaglio e così trovare insieme l’incastro perfetto. “Proprio per questo Nymphaea è un servizio esclusivo, dove ho scelto di lavorare sulla qualità e non sulla quantità”.
Di recente una sua cliente ha definito questo servizio, come una vera e propria trasformazione, che ti porta ad elevarti e trovare la strada che davvero desideri seguire: “Nymphaea è un ponte di connessione tra ciò che sei e ciò che desideri essere”.

→ Vi lascio i suoi riferimenti per curiosare un po’ e anche contattarla:
IG @jessicaastolfi_
Fb Jessica Astolfi

Nan Goldin

[D o n n e  E  F o t o g r a f i a]
Buonasera!
Oggi vi parlerò di Nancy “Nan” Goldin, fotografa ma anche attivista statunitense.

nangoldin


È l’ultima di 4 figli di una famiglia ebraica; da sempre affezionata alla sorella maggiore Barbara che nel 1965 muore suicida, lasciando un profondo segno in Nan, che nella sua carriera più volte omaggia la sorella, con lavori in ospedali psichiatrici, sul suicidio e sul difficile rapporto genitori / figli.
A 14 anni abbandona la casa dei genitori, e vien così affidata a diverse famiglie affidatarie, finché nel 1968 inizia a frequentare la scuola Satya Community School, dove conosce David Armstrong, futuro fotografo e che per primo l’ha ribattezzata “Nan”, e qui si appassiona al cinema e alla fotografia.

Anni dopo va a vivere a Boston, dove inizia a frequentare la scuola del Museum of Fine Arts, frequentando i corsi di Henry Horeinsten, e grazie a lui inizia ad usare la sua fotografia come un diario pubblico, iniziando a riprendere le sue due coinquiline, due drag queen. E qui nacque il suo primo lavoro “Ivy wearing a fall” (1973).
Trasferitasi a New York nel 1978, inizia a documentare l’ambiente musicale new waves post-punk, e nel 1979 partendo dal Mudd Club, Nan organizza uno spettacolo che si intitola “The Ballad of Sexual Dependency”, in cui raccoglie quasi 700 foto, da lì al 1986, dove ritrae la sua famiglia allargata, tra scene di droga, sesso estremo, intimità, con la speranza di poterli tenere sempre con sé: negli anni ‘90 la maggior parte dei protagonisti di queste foto morirà per overdose o AIDS.

Nel 1995 Nan insieme all’amico Armstrong, dirige un film autobiografico, “I’ll be your mirror”, prodotto dalla BBC, in cui narra la sua vita privata e artistica, e quella di un’intera generazione segnata dall’AIDS e dalla droga.
Nello stesso anno inizia anche a realizzare progetti su altri temi: un libro con il fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, lo skyline di New York, paesaggi, foto della sua compagna Siobhan, bambini, famiglie biologiche e genitorialità.

Credo che sia fantastico pensare che davvero ognuno di noi ha il suo stile, il suo “tema”, la sua passione.
Ma ve l’avevo anche presentata come un’attivista, e vi racconterò perché.

Nel 2017 dopo essersi ripresa da una dipendenza da oppioidi, in primis dal farmaco OxyContin, prodotto dalla dalla Purdue Pharma, responsabile dell’epidemia di oppioidi che aveva infestato gli Stati Uniti dalla metà degli anni Novanta, causando migliaia di morti per overdose: ha così fondato il gruppo PAIN, con il quale negli anni successivi ha organizzato azioni dirette in alcuni musei che avevan beneficiato dei finanziamenti della famiglia Sackler proprietaria della Purdue Pharma.
E alcune istituzioni iniziarono a non accettare più queste “sovvenzioni”.
Andò anche a parlare davanti al Senato degli Stati Uniti a Washington DC.

—————————————

Non mi resta che chiedervi: cosa ne pensate?
Vi ha colpito il suo stile?

Articolo scritto da Roberta Ciapparelli
Fonte foto Pinterest

Effimero Lab

Buongiorno!
Oggi vi presento Noemi Saviano, e il suo brand EffimeroLab.

effimerolab


✔️  Le chiedo subito quando è nata la sua passione per il “mondo della carta”.
Racconta che non sa bene quando se ne è innamorata, è una conseguenza della sua formazione da grafica e anche dell’interesse per il packaging  della cartotecnica, che aveva sviluppato in Accademia.
Terminati gli studi non sapeva bene cosa avrebbe voluto fare, ma cosa certa era che non volesse limitarsi alla progettazione virtuale, così ha provato a buttarsi nel mondo dei matrimoni ne in quegli anni stava evolvendo con l’ingresso in Italia della figura del Wedding Planner, fece anche un breve corso: caratterizzò il suo lavoro da subito con partecipazioni sagomate e scatoline su misura, e da lì si è evoluto tutto il resto.

effimerolab


✔️  Curiosando su Instagram, nella tua Bio troviamo come descrizione “Designer Fuori Moda”, le chiedo di raccontarci un po’.
Per lei “Designer Fuori Moda” è un po’ un ossimoro, perché il mondo del design è da sempre associato ai trend e all’innovazione, mentre “io “faccio design” rubando da epoche ed immaginari datati senza preoccuparmi di quello che va di moda”, perché non tutti si identificano con i trend del momento, e lei vuole parlare a tutte quelle persone che si sentono un po’ fuori dal tempo come lei.

“Faccio il verso all’estetica vintage ma non cerco di ricreare un periodo preciso o rievocare cose realmente esistite. Fuori moda per me vuol dire che va bene sempre, se è quello che sei”.

effimerolab

✔️  Oggi ha un suo laboratorio, quindi le domando quando ha deciso di fare questo passo.
“Il tema laboratorio in realtà è molto caldo, visto che le vicende con l’ultimo mi hanno portato ad uno stravolgimento radicale di tutta la mia vita, ma è un argomento molto intimo perchè sono sempre stata visceralmente legata al mio spazio di lavoro”.
All’inizio è stata una questione logistica: ha iniziato dalla scrivania della cameretta, per trasferirsi nella stanza degli ospiti dei suoi nonni per avere più spazio, ma comunque non era abbastanza e le mancava anche la tranquillità che aveva bisogno per lavorare.
E cosi appena aperta la partita iva, ha trovato il suo primo spazio aperto al pubblico da cui cominciare sul serio, aveva 29 anni e iniziato da poco più di 3 anni.

“Il mio laboratorio è sempre stato il mio covo, il posto in cui esprimevo la mia personalità con l’arredamento e trascorrevo la quasi totalità della mia giornata”.

Ne ha cambiati tre in 7/8 anni, ed ora è tornata a lavorare da casa, riscoprendo un po’ i pro e contro.

effimerolab


✔️  Quindi le chiedo di raccontarci un po’ quel che realizza.
“Faccio sempre fatica a descrivere a parole quello che faccio, il mio lavoro è estremamente visuale e trasmette determinate suggestioni che si capiscono solo quando si vedono, per questo Instagram è sempre stato il mio canale d’elezione”.
Crea oggetti decorativi coi cavalli, le stelle, e i suoi soggetti preferiti sono le mongolfiere, le girandole, le giostrine coi cavalli, le stelle, i papillon che si possono indossare davvero e tutto ciò che contribuisce a ricreare un’atmosfera sospesa e sognante.
Utilizza spesso campane e contenitori di vetro “perché adoro quel non so che da “cabinet of curiosities” e mi piace pensare di poter racchiudere dei momenti fugaci per conservarli per sempre”.

effimerolab


✔️  Quindi non mi resta che domandarle dove possiamo trovare le sue creazioni.
Ora vende esclusivamente on Line e su ordinazione, ha un sito vetrina che è in continua evoluzione, perché Effimero Lab è in continua evoluzione: ad esempio ha tolto i servizi di cerimonie e ha in programma di dedicare una sezione alle composizioni su misura.
Ma il vero e proprio shop attualmente è su Etsy.
Racconta anche che per il futuro ha in programma un e-commerce e dei rivenditori fisici o dei punti dove ordinare e ricevere le spedizioni.

effimerolab


🔺 Noemi aggiunge anche che ha deciso di chiamare il suo brand “Effimero” ancor prima di sapere cosa avrebbe realizzato, “perché volevo rispondere in maniera un po’ provocatoria ad una determinata mentalità che per tutta la vita mi aveva fatto sentire come se mi interessassero solo cose che non servivano a niente”.
Le persone hanno sempre ammirato la sua creatività, ma l’hanno sempre considerata qualcosa a cui non dare troppo spazio perché infantile ed inutile, “Effimera in sostanza”.

E grazie per aver scritto queste parole perché risuonano, davvero, perché è un po’ così che alcune persone vedono l’essere creativo, la creatività, mi è capitato tante volte.

Racconta che ha voluto dare spazio a tutto quello che non aveva avuto il permesso di esplorare, “un po’ perché una volta diventata “grande” potevo fare come mi pareva, un po’ forse per dimostrare che non era inutile per niente”.

effimerolab


🌟 “Credo non si possa pensare che abbiano valore solo le cose che servono a qualcosa di pratico e funzionale: senza tutto quello che nutre la nostra voglia di bellezza e che in qualche modo riflette la nostra personalità ed il nostro modo di vedere il mondo, stiamo solo sopravvivendo”.

effimerolab


→  Ed ecco dove potrete andare a curiosare le sue stupende creazioni:
Instagram @effimerolab
Web www.effimerolab.it
Email effimerolab@gmail.com

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora