Buongiorno!
Oggi vi presento Elena Sandias e i suoi gioielli, realizzati da stoviglie antiche.

✔️ Parto chiedendole quando è nata la sua passione per questo “mondo”.
Racconta che ha sempre lavorato nell’ambito creativo, perché in un’altra vita faceva la stilista.
Prima si è avvicinata al mondo della gioielleria e poi nel 2015 a quello della ceramica, “a volte mi sembra di farlo da tutta la vita e altre di aver appena iniziato”.

✔️ Le chiedo da dove è nata l’idea di realizzare gioielli con antiche stoviglie.
Il recupero della ceramica e della porcellana esiste da sempre, una volta erano così preziosi che quando si rompevano, si tentava di tutto per recuperarli.
“Con i frammenti delle porcellane i cinesi hanno creato splendide scatole e gioielli e la mia ispirazione è nata da lì”.
Il suo incontro con le ceramiche antiche francesi è nato grazie ad un’amica che vende brocante, le ha regalato dei cocci di piatti con degli uccellini e da lì è stato colpo di fulmine.

✔️ Le domando dove recupera il “materiale” per realizzare i gioielli.
Racconta che li recupera un po’ dappertutto, un paio di volte all’anno va in Francia a girovagare tra mercatini delle pulci, che in francese si chiamano braderie, e anche in Inghilterra per rifornirsi di Wedgwood Jasperware, “tra i preferiti delle mie clienti”.
Inoltre recupera anche tanto lavorando su internet e fornitori specializzati, oltre che essere la “raccoglitrice ufficiale di stoviglie rotte di tante amiche che vendono brocante”.

✔️ Le chiedo anche se ha preferenza per qualche immagine / simbolo sulle stoviglie.
Ama i fiori e le immagini femminili, “che diventano come piccole miniature dal sapore antico”.
Le piace anche sperimentare con soggetti più particolari, come i piatti francesi a tema umoristico, “e ho visto che anche se buffi e un po’ caricaturali alle mie clienti piacciono molto”.

✔️ Non le chiedo come li realizza perché sono i segreti del mestiere, ma se è un processo lungo, e dove ha imparato a realizzarli.
“Grazie per non avermelo chiesto, segreto dello chef!”.
Racconta che è un processo abbastanza lungo, e dipende sempre dalla grandezza.
È una tecnica che ha messo a punto negli anni, e che le permette di lavorare sia forme piccolissime, anche meno di 1 cm, che forme molto grandi.
“Paradossalmente le piccole sono le più antipatiche da saldare, le grandi da tagliare, e a volte impiego quasi lo stesso tempo”.
Per il taglio è autodidatta, ha sperimentato diverse combinazioni e ancora oggi è un work in progress, “perché ogni ceramica, ogni porcellana e un po’ fine a se stessa, e può richiedere una lavorazione differente dalle altre. Ed è una cosa bellissima, non annoiarsi con il proprio lavoro e continuare ad esplorarne i limiti”.
Per quanto riguarda la saldatura invece le ha dato una mano un’amica che lavora il vetro anche con la tecnica Tiffany, aiuto fondamentale per gli inizi. “Anche ora è sempre piacevole confrontarsi su leghe saldanti e copper foil”.

→ Ho avuto la fortuna di conoscerla ad un market a Roma ed inutile dirvi che ho acquistato un anello e una collana, se già in foto son meraviglie, non vi dico dal vivo, quindi vi lascio i suoi riferimenti per andare a curiosare un po’.
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