Nan Goldin

[D o n n e  E  F o t o g r a f i a]
Buonasera!
Oggi vi parlerò di Nancy “Nan” Goldin, fotografa ma anche attivista statunitense.

nangoldin


È l’ultima di 4 figli di una famiglia ebraica; da sempre affezionata alla sorella maggiore Barbara che nel 1965 muore suicida, lasciando un profondo segno in Nan, che nella sua carriera più volte omaggia la sorella, con lavori in ospedali psichiatrici, sul suicidio e sul difficile rapporto genitori / figli.
A 14 anni abbandona la casa dei genitori, e vien così affidata a diverse famiglie affidatarie, finché nel 1968 inizia a frequentare la scuola Satya Community School, dove conosce David Armstrong, futuro fotografo e che per primo l’ha ribattezzata “Nan”, e qui si appassiona al cinema e alla fotografia.

Anni dopo va a vivere a Boston, dove inizia a frequentare la scuola del Museum of Fine Arts, frequentando i corsi di Henry Horeinsten, e grazie a lui inizia ad usare la sua fotografia come un diario pubblico, iniziando a riprendere le sue due coinquiline, due drag queen. E qui nacque il suo primo lavoro “Ivy wearing a fall” (1973).
Trasferitasi a New York nel 1978, inizia a documentare l’ambiente musicale new waves post-punk, e nel 1979 partendo dal Mudd Club, Nan organizza uno spettacolo che si intitola “The Ballad of Sexual Dependency”, in cui raccoglie quasi 700 foto, da lì al 1986, dove ritrae la sua famiglia allargata, tra scene di droga, sesso estremo, intimità, con la speranza di poterli tenere sempre con sé: negli anni ‘90 la maggior parte dei protagonisti di queste foto morirà per overdose o AIDS.

Nel 1995 Nan insieme all’amico Armstrong, dirige un film autobiografico, “I’ll be your mirror”, prodotto dalla BBC, in cui narra la sua vita privata e artistica, e quella di un’intera generazione segnata dall’AIDS e dalla droga.
Nello stesso anno inizia anche a realizzare progetti su altri temi: un libro con il fotografo giapponese Nobuyoshi Araki, lo skyline di New York, paesaggi, foto della sua compagna Siobhan, bambini, famiglie biologiche e genitorialità.

Credo che sia fantastico pensare che davvero ognuno di noi ha il suo stile, il suo “tema”, la sua passione.
Ma ve l’avevo anche presentata come un’attivista, e vi racconterò perché.

Nel 2017 dopo essersi ripresa da una dipendenza da oppioidi, in primis dal farmaco OxyContin, prodotto dalla dalla Purdue Pharma, responsabile dell’epidemia di oppioidi che aveva infestato gli Stati Uniti dalla metà degli anni Novanta, causando migliaia di morti per overdose: ha così fondato il gruppo PAIN, con il quale negli anni successivi ha organizzato azioni dirette in alcuni musei che avevan beneficiato dei finanziamenti della famiglia Sackler proprietaria della Purdue Pharma.
E alcune istituzioni iniziarono a non accettare più queste “sovvenzioni”.
Andò anche a parlare davanti al Senato degli Stati Uniti a Washington DC.

—————————————

Non mi resta che chiedervi: cosa ne pensate?
Vi ha colpito il suo stile?

Articolo scritto da Roberta Ciapparelli
Fonte foto Pinterest

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora