Buonasera!!!
Oggi vi presento Patrizia Arcadi, Life Coaching.

✔️ Curiosando sui social, l’ho conosciuta come “La Coach Imperfetta”, quindi le domando perché si è definita cosi.
Racconta che il suo lavoro è aiutare le donne che si sentono perse, confuse, bloccate, nel ritrovare se stesse attraverso il Life coaching e l’auto empatia.
Anni fa quando ha avviato la sua professione, ha deciso di chiamare il suo brand “La Coach Imperfetta”, perché “ho sempre creduto nel valore dell’imperfezione e nel potere di accoglierla nella nostra vita e per questo desideravo che fosse da subito chiaro il focus del lavoro con me”.
Nel tempo il suo percorso come professionista si è evoluto e ampliato e ha abbracciato i temi dell’accettazione di sé, del riconoscimento del proprio valore, del perfezionismo e della sindrome dell’impostore, dell’autenticità, e delle maschere che indossiamo pur di essere apprezzate, accettate e approvate dagli altri.
“Sul mio cammino, poi, ho incontrato (anzi, cercato e voluto) la Comunicazione Nonviolenta* che ho studiato, appreso e applicato prima nella mia vita e poi nel lavoro, arrivando a considerarla una parte fondamentale del mio approccio, tanto da strutturare i miei percorsi sull’ascolto empatico di sé e sull’accoglienza dei propri bisogni”.
Il Coaching, con l’ascolto attivo, l’orientamento all’azione, alla concretezza e al risultato, e la Comunicazione nonviolenta, insieme all’ascolto empatico, e la connessione profonda con i bisogni, “sono diventati parte di un approccio potente ed efficace con cui aiuto le donne ad avere la vita in cui riconoscersi, dare valore a chi sono e a ciò che vogliono davvero, compiere scelte consapevoli e avere relazioni gratificanti, sia private sia professionali. A partire dalla relazione con se stesse”.
Racconta che oggi il suo messaggio per la donna che si rivolge a lei, va oltre a quello iniziale “Accogli chi sei e le tue imperfezioni”, e si spinge a dire “Ti sei sacrificata abbastanza pur di nasconderle, sappi che hai delle alternative”. “Io sono qui per aiutarti a vedere possibilità che non pensavi di avere, prima di tutto quella di star bene con te stessa e di lasciar andare chi credi di dover essere e di accogliere chi sei davvero. Perché in fondo, contrariamente a ciò che hai sempre creduto, è da te che devi partire se vuoi essere felice”.
Racconta anche che dopo un’evoluzione del suo business e diversi anni di esperienza al fianco delle donne, può confermare di credere nelle seconde possibilità, nell’imperfezione e negli sbagli. E anche nel valore del bastare a se stesse, nel prendere in mano la propria vita e nel diventare protagoniste.
“Sono convinta che gli eventi della vita e gli altri ci facciano da specchio, perché riflettono le nostre convinzioni, le nostre fragilità, le nostre paure, così come ciò in cui crediamo e che desideriamo”.

✔️ Sempre curiosando sui social, mi hanno colpito queste due parole che possiamo trovare nella sua bio: Auto empatia e Nonviolenta. Le chiedo di raccontarci un po’.
Racconta che l’auto empatia nasce da un approccio nonviolento a se stesse, agli altri, alla vita, “quindi penso che per spiegare in cosa consiste, sia essenziale dire che la *Comunicazione nonviolenta è un modello di comunicazione basato sull’empatia”, ideato da Marhsall B. Rosenberg”.
Alla base di questo approccio c’è l’idea che praticando la compassione e l’empatia, sia possibile mettere in atto una forma di comunicazione “collaborativa” basata sull’ascolto e la legittimazione dei bisogni, propri e altrui.
Sui social e nella sua comunicazione utilizza solo il termine nonviolenza riferendosi ad un vero e proprio approccio di vita, “che ci permette di assumere uno sguardo più comprensivo dei nostri bisogni e compassionevole sia nei nostri riguardi, sia nei riguardi degli altri”.
Poi ci parla dell’empatia, intesa come presenza e riconoscimento dell’esperienza, e del vissuto dell’altro, “è determinante in questo senso, ma prima di tutto lo è se auto riferita, poiché se siamo in grado di essere empatici con noi stessi, di fermarci e di connetterci con i nostri bisogni e i nostri sentimenti, sarà più probabile riuscire a farlo anche con gli altri”.
La relazione con gli altri fa da specchio al mondo con cui ci relazioniamo con noi stesse, essere empatiche favorirà la connessione empatica anche con chi ci sta intorno. Vale sia nelle relazioni personali e private, sia in quelle professionali.
“La chiave di tutto questo discorso è – nella sua potentissima semplicità – la legittimazione dei bisogni come elementi fondamentali della nostra vita e che, nella CNV, vengono considerati come “ciò a cui un essere umano tende spontaneamente””.
Racconta che già dal primo incontro con la nonviolenza, ha visto in questa visione dei bisogni, la chiave di molte questioni spinose: “riconoscere il valore dei propri bisogni e smettere di sentirsi in colpa perché sono qualcosa che ci definisce e che dà valore alle nostre vite; un accesso all’autenticità, perché vivere in allineamento con i nostri bisogni vuol dire agire in funzione di chi siamo davvero”.
Oltre la liberazione da tutte quelle convinzioni per cui curarsi dei propri bisogni “sia da egoiste o che l’unico modo per relazionarci con gli altri sia sacrificare le proprie necessità (come molte di noi credono)”.
Ed è per questo che i suoi percorsi hanno come elemento fondamentale la scoperta e la legittimazione dei propri bisogni: perché le donne possano così liberarsi da tutte le convenzioni e convinzioni con cui sono cresciute e sono state educate e scoprano che possono essere libere di essere se stesse, senza che porti danni per nessuno.
“Ho tutti i giorni la prova del fatto che quando una donna si assume la responsabilità dei propri bisogni e della propria vita, anche chi le sta intorno ne gode e può trarre ispirazione dalla sua autenticità!”.

✔️ Dopo queste stupende parole, e devo dire che è stato davvero bello leggere e preparare questa intervista, non mi resta che chiederle che tipi di coaching possiamo fare con lei. E anche come: sia on line che di persona?
Racconta che il suo lavoro si svolge prettamente online: con zoom ha la possibilità di condurre percorsi di coaching senza limiti di latitudine.
“Il lavoro che possiamo fare insieme dipende dal tipo di esigenza su cui ci si vuole concentrare e l’obiettivo che si desidera raggiungere”:
- per le perfezioniste incallite, che desiderano vivere la vita da una prospettiva “imperfetta”, il percorso di coaching “Io sono un cactus” è l’ideale; “per muovere i primi passi di consapevolezza e liberarsi in autonomia dal perfezionismo, per passare da uno stato di fatica a uno di leggerezza! Si tratta di un percorso in 5 tappe fatto da esercizi, audio e approfondimenti da svolgere in autonomia con i propri tempi e ritmi”;
- per le donne confuse e bloccate alla ricerca di una soluzione, e di qualcuno che ti faccia le domande giuste per trovarla, è ideale la sessione “Chiama Pat”, un incontro di coaching intensivo;
- per le donne che desiderano essere affiancate in un percorso di crescita, consapevolezza e cambiamento, invece è ideale il percorso di coaching one to one “Accogli chi sei”, “il programma adatto a chi si sente stanca di non sentirsi abbastanza e hai paura del giudizio degli altri, perché in fondo la prima a giudicarsi è proprio lei”.
Il modo migliore per rimanere aggiornate sui suoi servizi ed iniziative, è iscriversi alla sua newsletter “In punta di spine”, “in modo da non perdersi i miei spunti di riflessione, gli esercizi e i progetti per abbandonare chi si crede di dover essere e abbracciare chi si è davvero”.

→ Quindi non mi resta che lasciarvi i suoi riferimenti.
Ig patrizia_lacoachimperfetta
Fb Patrizia Arcadi – La Coach Imperfetta
Web patriziarcadi.it
Email patrizia@patriziarcadi.it

