{Donne e Arte}
Articolo scritto da Carla Ferraris
SARAH BERNHARDT
“Il successo imperituro non può essere raggiunto se non tramite uno sforzo intellettuale costante, sempre ispirato da un ideale.” (S. Bernhardt).
Donna straordinaria, l’attrice e artista Sarah Bernhardt, ebbe una carriera che durò oltre 60 anni. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, trovò la sua fama nel mondo della recitazione con parti tanto importanti da essere soprannominata “Divina” o l’ “Imperatrice del Teatro”, così che Jean Cocteau pensò per lei il termine “superstar”.

Al suo impegno come attrice affiancò sempre il lavoro di pittrice e scultrice.
Pubblicò anche diversi libri ed opere teatrali.
Fu, tra l’altro, tra coloro che ispirarono il personaggio della Berma, l’attrice descritta da Marcel Proust in “Alla ricerca del tempo perduto”.
Visse una vita intensa, costellata di impegni teatrali e artistici, ma ancor più travolgente per ciò che riguarda la sua vita privata.
Donna eccentrica ed estroversa, la Bernhardt non fece mai mistero dei suoi amori e delle sue avventure personali.
A vent’anni, da una relazione con un nobile belga, Georges Lamoral de Ligne, ebbe il suo unico figlio, Maurice Bernhardt, che diventerà scrittore.
Ebbe inoltre diversi amanti, tra cui artisti come Gustave Doré e Georges Clairin, e attori come Mounet-Sully e Lou Tellegen.
Tra gli amanti più famosi Victor Hugo che la definiva la “Voce d’oro”, e Gustave Flaubert.
Nel 1882 si sposò a Londra con un collega greco, Aristides Damala, più giovane di lei di undici anni, dipendente dalla morfina, ma la loro convivenza durò solo un breve periodo. Corteggiata anche dal gentil sesso, visse con la pittrice Louise Abbéma, che l’accompagnò in tournée, proteggendo pubblicamente la sua bisessualità.
L’attrice ebbe anche un intenso rapporto con Gabriele D’Annunzio. Nel libro “Sarah Bernhardt e Gabriele D’Annunzio. Carteggio inedito 1896-1919” (F. Minnucci 2005) è pubblicato in parte il loro epistolario.
Ma Sarah Bernhardt era famosa anche per altre sue eccentricità, come l’abitudine di dormire in una bara, utilizzata anche come baule da viaggio, da cassa per gli indumenti e da panca d’arredo.
Viaggiò nel mondo portando la sua arte anche oltreoceano.
Nel 1886, al limite della bancarotta, viaggiando attraverso gli Stati Uniti vendette l’immagine per la pubblicità di saponi, biciclette, oppure farmaci dietro un compenso di contanti ma anche di pietre preziose e oro.
Donna forte e sicura, consapevole della propria femminilità ma anche del proprio valore artistico, perorò sempre i suoi ideali e non scese a compromessi sessisti, anzi fu paladina del proprio “essere donna” e lo palesò in una molteplicità di modi.
Nel 1894 il pittore ceco Alfons Maria Mucha ebbe da lei l’incarico di disegnare i suoi manifesti sublimandone l’immagine di femme fatale e facendola diventare icona dell’Art Nouveau.
Sarah si dedicò completamente alla sua arte, tanto da essere sempre un tutt’uno col suo modo di essere: eccentrico, surreale, esasperato.
Progettò di persona le luci, i costumi, i fondali, gli arredi delle scene, perché l’illusione della sua recitazione fosse sempre perfetta e credibile.
Fu divina in ogni momento, coi suoi capricci, il suo altruismo, la sua libertà, il suo lungimirante sguardo al futuro e la caparbietà di chi non si arrende mai di fronte alle difficoltà.
Nonostante l’amputazione di una gamba nel 1915, causata da un incidente, continuò a recitare da seduta e ad emozionare il suo pubblico.
In una notte del 1922, durante una prova generale, entrò in coma.
I mesi successivi furono dolorosi e faticosi ed il 26 marzo 1923, a seguito di un’insufficienza renale, morì tra le braccia di suo figlio a 78 anni.
Due furono le riconoscenze importanti di cui fu insignita: la Legione d’Onore del 1914 per aver diffuso la lingua francese in tutto il mondo e la stella sulla Hollywood Walk of Fame nel 1960 per la sua importante carriera d’attrice.
La Bernhardt fu dunque artista a tutto tondo, tanto che realizzò anche opere pittoriche e sculture splendide e di gran forza visiva.
La sua “Ofelia” shakespeariana, scultura ad altorilievo scolpita in una lastra di marmo dalla quale emerge il mezzo busto femminile, è quanto di più reale, drammatico e dolce allo stesso tempo si potesse in quel tempo immaginare.
Le onde dei capelli si confondono con le onde del fiume in cui la ragazza annegò, il viso di Ofelia è modellato nel pathos ed è in grado di creare una forte suggestione nell’osservatore. Ofelia, tradita nel cuore dal suo Amleto, tradita in un amore che lei credeva reale, impazzita di dolore, compie il gesto estremo per liberarsi dalla sofferenza devastante di un cuore tristemente già morto…C’è qui tutta la tragedia shakespeariana di una donna incompresa, morta nel sentimento ancor prima che nel corpo, una donna che trova nella scultura della Bernhardt piena concretizzazione dei suoi sentimenti più nascosti.
L’autrice infatti seppe cogliere dolore e disperazione, amore e dolcezza, femminilità e pazzia… un’estrema sensualità che non viene meno nemmeno nel momento della morte quando, col corpo avvolto dai flutti dell’acqua, il suo viso sta per essere inghiottito dal fiume per sempre.
Un’interpretazione ancora una volta sublime, degna della “Divina”.
Carla Ferraris Gennaio 2022
{𝚃𝚎𝚜𝚝𝚘 𝚜𝚘𝚐𝚐𝚎𝚝𝚝𝚘 𝚊 𝙲𝚘𝚙𝚢𝚛𝚒𝚐𝚑𝚝 – 𝙵𝚘𝚗𝚝𝚎 𝚏𝚘𝚝𝚘 𝙿𝚒𝚗𝚝𝚎𝚛𝚎𝚜𝚝}
Link utili
sito www.lachipper
Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”. https://it.wikipedia.org/wiki/Alla_ricerca_del_tempo_perduto
Louise Abbéma https://it.wikipedia.org/wiki/Louise_Abbéma
Alfons Mucha https://it.wikipedia.org/wiki/Alfons_Mucha
Ofelia (Amleto) https://it.wikipedia.org/wiki/Ofelia_(Amleto)










